Infowine26.11: quotazioni vino, Usa, cartografie tematiche

I vini Dop più quotati di Italia, analisi WineNews (dati Ismea)

Brunello (882 euro a quintale), Amarone (875) e Barolo (742) tra i rossi; Alto Adige con Traminer Aromatico (450) e Pinot Grigio (266) e Terlano Pinot Bianco (261), tra i bianchi: i vini Dop più quotati di Italia, analisi WineNews (dati Ismea)

In attesa di sapere se il traguardo record dei 5,5 miliardi di euro di esportazione per il vino italiano nel 2015 sarà centrato, come sembrano dire le cifre Istat fino ad agosto 2015 (3,39 miliardi di euro, +6% sul 2014), un check-up della salute del settore, in vista della fine dell’anno, può arrivare anche dal “borsino” delle quotazioni all’origine dei vini più importanti d’Italia, realizzato da WineNews sui dati dell’ultimo report di Ismea, aggiornati ad ottobre 2015. Da cui emerge che, dall’inizio dell’anno, i vini Dop hanno visto crescere i propri listini in media dell’8%, (+9% i bianchi e +8% i rossi), mentre i vini comuni, hanno perso, nel complesso il 15% su base annua, e gli Igp hanno fatto -8%. Guardando, dunque, ai vini Dop rossi, il primato spetta al Brunello di Montalcino, con 882 euro a quintale (+14,9% sul periodo gennaio-ottobre 2014), seguito dall’Amarone della Valpolicella a 875 euro (-2,8%) e dal Barolo, a 742 euro (+5,4%). Ai piedi del podio il Nobile di Montepulciano, con 395,5 euro a quintale (+24,5%), seguito da Barbaresco a 346,5 euro (+20,1%), Alto Adige Lagrein a 340 euro (stabile), Valpolicella Classico a 250 euro (+2,7%), Valpolicella a 239 euro (+3,9%), Chianti Classico a 236,75 euro a quintale (+36,9%, la crescita maggiore in assoluto) e, a chiudere la “Top 10”, il Nebbiolo d’Alba a 215,5 euro (+17,8%).
Una “classifica” che, di fatto, conferma la salute di tutti i territori più importanti dell’enologia rossista del Belpaese, ed un primato della triade Toscana - Piemonte - Veneto che sembra inattaccabile, ad oggi, sul fronte del valore aggiunto dei vini.
Anche sul fronte delle quotazioni dei vini bianchi, arrivano soprattutto conferme, con l’Alto Adige che occupa tutte le prime cinque posizioni con, nell’ordine, il Traminer Aromatico a 450 euro a quintale (stabile), il Pinot Grigio a 266,25 euro (+7,7%), il Terlano Pinot Bianco a 261,67 euro (+9%), il Pinot Bianco a 261, e lo Chardonnay a 258,35 euro (+11,1%). A seguire il Cortese di Gavi a 227,14 euro al quintale (con un balzo del 40,3%), il Conegliano Valdobbiadene Prosecco a 219,69 (+7,3%), il Trentino Pinot Grigio a 180 euro (stabile), il Trento a 167,5 euro (+1,5%), stessa quotazione del Trentino Pinot Bianco (+1,5%), e, a chiudere, il Prosecco, con 163,12 euro a quintale ed una crescita del 41,2%, l’incremento più grande tra i bianchi Dop, logica conseguenza dell’enorme successo di questa tipologia di bollicine in Italia e nel mondo.

Fonte: Winenews


Via a programma di difesa in Usa

Alimentare. Stretti accordi di fornitura con i retailer di riferimento degli Stati del Texas, Illinois, California e New York Via al piano di tutela negli Usa Calenda: «La campagna di comunicazione in America partirà dal 7 dicembre»

ALIMENTARE Incrementare la quota di export delle piccole e medie imprese agroalimentari italiane attraverso accordi con le catene commerciali e contrastare la diffusione dell’Italian sounding in Canada e Stati Uniti attraverso una poderosa campagna di comunicazione sul vero made in Italy. È l’obiettivo della campagna di promozione del cibo 100% italiano promossa da Camera dei deputati, ministero dello Sviluppo economico e Assocamerestero. Il progetto è stato presentato ieri a Montecitorio dal viceministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, dal vicepresidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della contraffazione Colomba Mongiello e dal presidente di Assocamerestero Gian Domenico Auricchio. La campagna rientra nel Piano straordinario sul made in Italy per la promozione dell’agroalimentare in America finanziato con 50 milioni di euro, 40 negli States e 10 in Canada. «Stiamo investendo molto sul food che ha maggiori difficoltà e meno sul vino che quote robuste negli Usa - ha detto Calenda - La prima azione che abbiamo già avviato è con la grande distribuzione. Poi il contrasto all’Italian sounding, attualmente pari a un valore di 60 miliardi di euro, il doppio dell’export agroalimentare, si fa sugli scaffali, portando prodotti originali». Il programma del Governo italiano è già partito dallo scorso giugno con la partecipazione alla fiera di Chicago Fmi connect destinata ai retailer e che ha visto la partecipazione, sotto un unico simbolo, di una cinquantina di aziende, guidate da Cibus, Vinitaly e Tuttofood. La strategia per gli Usa preve-p de di concentrare le risorse su quattro aree chiave che hanno margini di crescita maggiori oppure la possibilità di consolidare la presenza dei prodotti italiani. Sono stati scelti Texas, Illinois, California e New York e per ciascuno è stato concluso un accordo con retailer di riferimento: rispettivamente Heb, Mariano’s, Kroger e Price Chopper. «Con Kroger chiuderemo all’inizio dell’anno prossimo - precisa Calenda - mentre la campagna di comunicazione prenderà il largo dal prossimo 7 dicembre. I risultati li valuteremo non prima di febbraio-marzo». Ma anche il grosso delle risorse stanziate nel 2015 potranno BOOM DELLE ESPORTAZIONI Nei primi 8 mesi del 2015 vendite negli States in crescita del 23,6% a quota 2,34 miliardi, trainate dal vino (863 milioni) essere spese realmente in primavera-estate 2016. Quali i ritorni dell’investimento? Il dettaglio andrebbe chiesto alle aziende coinvolte, ma c’è un «rapporto tra incentivi e valore degli acquisti di 1 a 10-12 volte» ha spiegato Calenda. Il ruolo del mercato americano è centrale per l’Italia, specie da quando è diventato il secondo a valore per il nostro export: secondo i dati dell’ufficio studi di Federalimentare, nei primi 8 mesi dell’anno, le esportazioni verso gli Usa sono balzate del 23,6% a 2,34 miliardi. Il mix dei prodotti è trainato dagli 863 milioni del vino (+17%); a molta distanza segue l’olio con 333 milioni (+20%), i formaggi con 179 milioni (+26,5%), la pasta con 171 milioni (+20%), le acque minerali con 162 milioni (+38%) e i dolciari con 109 milioni (+23%). In questo contesto il vino è il vero driv er ( un terzo dell’export) a cui però ben si accostano gli altri prodotti della tradizione alimentare italiana. «Il 90% del budget è concentrato sul food - ha sottolineato Calenda perchè il vino ha quote robuste negli Stati Uniti mentre il food fa fatica. Per il vino destineremo investimenti rilevanti per la promozione in Cina che stiamo mettendo a punto con l’Unione italiana vini: formeremo sommelier e apriremo una linea di comunicazione con i buyer. In Cina si entra in questo modo». Poi Calenda ringrazia anche il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina «per aver condiviso tutto in questo programma di promozione internazionale». Sul tema dell’Italian sounding, Calenda ricorda che l’obiettivo fondamentale, nell’ambito del negoziato Transatlantico Ttip tra Ue e Usa, «è il riconoscimento delle indicazioni geografiche europee: in virtù di queste un Paese estero potrebbe applicare norme più stringenti». In attesa che l’accordo venga raggiunto, il Governo italiano si è incaricato di avviare una campagna di informazione sul vero made in Italy. Compresa la p artec ipa zi on e all e p ro ss ime edizioni del W inter e del Summer F ancy Fo od d i San Francisco (dal 17 al 19 gennaio 2016 e dal 26 al 28 giugno). Infine, sulle risorse destinate dalle tre fiere italiane per la campagna del made in Italy, Calenda precisa che «abbiamo provveduto ai pagamenti agli enti che hanno tempestivamente rendicontato le spese. Chi non lo ha fatto, non solo non ha riscosso ma rischia di ritardare anche le nostre pratiche amministrative».

 

Fonte: Sole 24 Ore

Autore: Emanuele Scarci


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