Infowine1.6: vinitaly, finanziamenti, vendite online

Vino, per 6 cantine su 10 cresce il fatturato dell'export nei primi 4 mesi del 2015.

L'85% delle cantine italiane è soddisfatto dell'attuale andamento del mercato, grazie soprattutto all'ottima performance delle esportazioni nei primi 4 mesi dell'anno

E quanto emerge dal quarto Osservatorio wine2wine di Vinitaly (10 al 13 aprile 2016). Delle oltre 400 cantine intervistate tra maggio e giugno, il 58,3% ha dichiarato una crescita del fatturato imputabile al commercio estero rispetto allo stesso periodo del 2014. Il 32% è stabile, mentre un calo viene registrato dal 9,7% di chi ha risposto, a cui si contrappongono incrementi superiori al 15% per il 21,4% delle cantine. Grazie all'indebolimento dell'euro sul dollaro e all'andamento generale dell'economia, gli Stati Uniti sono il mercato del momento: il 76,2% delle cantine intervistate ha infatti dichiarato che quello americano è tra i tre mercati (con Canada e Regno Unito) che in questo momento stanno crescendo maggiormente. Più variegata l'opinione delle cantine nei confronti del mercato tedesco: 1 azienda su 3 (32,7% per la precisione) ha dichiarato un aumento delle vendite in Germania, ma più di un terzo (34,7%), al contrario, ha registrato una contrazione. Anche la Cina mostra una situazione polarizzata, con aziende dipiccole dimensioni che stanno aumentando le vendite (21,8% del totale) e imprese più strutturate che, nel 16% dei casi, indicano il Paese asiatico come un mercato in calo.

 

fonte: ItaliaOggi


Vino, troppo piccoli per i mercati globali

Comparti d’eccellenza. Boscaini (Federvini): «Non guardare con sospetto Piazza Affari e private equity» - Gaja controcorrente: «Valorizziamo gli artigiani» «Basta con i finanziamenti a pioggia o ai soliti noti. Valorizziamo gli artigiani e andiamo a vendere sul nostro mercato domestico, che è quello europeo. Piccolo è bello? No, è utile».

Angelo Gaja è un fiume in piena. Essere una voce fuori dal coro gli è abituale e anche ieri al Forum Food & Made in Italy del Sole 24 O re non si è smentito. Di fronte a chi sottolineava l’importanza di consolidare il mercato del vino, sfruttando anche gli strumenti della finanza, dal private equity alla quotazione, il re del Barbaresco ha rivendicato il valore delle piccole imprese, ancorate al territorio e a un saper fare tramandato da generazioni. Capaci però di farsi apprezzare all’estero, dove, tra l’altro, «i nostri vini riescono ad abbinarsi con facilità alla cucina etnica». Certo Gaja è sempre stato un battitore libero e il prestigio dei suoi vini consente qualsiasi eterodossia. Non a caso le sue etichette sono tra le poche italiane battute alle grandi aste mondiali dove, come ha ricordato l’ad di VALORI Tra le vie di crescita anche gli investimenti sull’accoglienza e sul turismo enologico, per valorizzare identità e territorio Sotheby’s Italia Filippo Lotti, continuano a farla da padrone Bordeaux e Borgogna. Nel 2014 il prezzo medio delle bottiglie battute da Sotheby’s nelle tre grandi piazze mondiali per il vino (Hong Kong, Londra e New York)era di 767 euro per i grandi Pinot Noir di Borgogna, mentre le etichette italiane riuscivano a strappare 253 euro, non a grandissima distanza dagli champagne (286 euro). Ma la bella notizia è che il valore medio delle nostre bottiglie è cresciuto del 47%, di fronte a un calo del 29% delle super bollicine francesi. E co m un qu e il v ino co pr e u n quinto delle intere esportazioni italiane (per un valore che supera i 5 miliardi di euro), guidato dalle frizzanti performance degli spumanti e dal successo irrefrenabile del Prosecco. Per dare ulteriore impulso alla presenza del vino made in Italy sui mercati stranieri però ha sottolineato Sandro Boscaini, presidente di Federvini - non basta più l’intraprendenza dei singoli: è imprescindibile un ripe ns am e nt o de l le s t rut tu re produttive, «se si esclude una trentina di aziende tutte le altre sono troppo piccole per poter affrontare il mercato globale». Gli strumenti finanziari ora non mancano, a partire dai finanziamenti messi in campo dalla Ue con i fondi Ocm che ancora per i prossimi cinque anni mettono a disposizione per l’Italia 100 milioni, per il 70% gestiti dalle Regioni. Le aziende più piccole - ha spiegato Silvana Ballotta, ceo di Business Strategi es - spesso hanno però difficoltà a utilizzare questi fondi che richiedono comunque procedure e formalità complesse: «in alcuni casi per queste case vinicole sarebbe più produttivo concentrarsi sulla propria territorialità e investire sull’accoglienza». Insomma, a volte meglio il turismo del vino che imbarcarsi in complicate avventure estere. Raccontare la propria storia, la famiglia che c’è dietro al progetto vinicolo, “trasmettere” identità e territorio: «Spesso - ha detto Marilisa Allegrini, storica produttrice di Amarone - agli stranieri questo interessa e affa- scina molto di più del grado di acidità o i profumi di un vino». Ier i per Masi Ag ri cola , l’azienda di famiglia di Boscaini giunta alla settima generazione, era il giorno del debutto all’Aim di Milano. Una quotazione light - solo il 20% del capitale - che non imporrà i ritmi della finanza dai ritorni a breve. «Con i nostri investitori siamo stati chiari - ha detto Boscaini - i tempi di sviluppo continueranno ad essere dettati dalla natura e dal mercato, senza strappi». Il presidente di Masi Agricola è stupito del fatto che la finanza sia ancora guardata con sospetto dal mondo del vino: «Dopo l’esperienza positiva con il private equity mi aspetto altrettanto dalla Borsa». Le nuove risorse serviranno ad acquisizioni e a «affiancare più efficacemente i nostriimportatori dei mercati esteri principali». © RIPRODUZIONE RISERVATA All’asta Prezzo medio per bottiglia dalle pr incipali categor ie (dollar i) e var iazione % 2014 su 2013 Fonte: Sotheby’s

 

Autrice: Roggero Fernanda

Fonte: Sole 24 Ore


Vendite online cresciute del 600% in dieci anni

D’ora in poi saranno i consumatori a modellare questo mercato. UK e Cina sono e saranno i paesi di maggior sviluppo del commercio del vino via web

Una ricerca presentata durante Vinexpo, tenutosi a Bordeaux gli scorsi 14-18 giugno, prevede un florido sviluppo per i prossimi anni delle vendite di vino on-line; vendite che già oggi valgono per l’industria globale di settore ben 6 miliardi di dollari, dopo essersi incrementate del 600% dal 2006 ad oggi.

Tra i paesi all’avanguardia in questo mercato, o meglio tra i consumatori all’avanguardia, visto che secondo chi ha condotto la ricerca (il prof. Gregory Bressolles della KEDGE Business School di Bordeaux) il futuro di questo mercato sarà deciso e indirizzato proprio dagli acquirenti, piuttosto che dai produttori, vi sono gli abitanti del Regno Unito. In UK la vendita via web di vino conta già per l’11% in quelle totali, e si tratta di uno share in forte crescita visto che nel primo trimestre del 2015 la percentuale di incremento di questo mercato è quella, trimestrale, più alte degli ultimi quattro anni (quest’ultimo dato, di cui è l’Interactive Media in Retail Group – si tratta dell’associazione Uk per il retail online – include tutti gli alcolici).

Amanti del vino e dell’acquisto tramite web sono anche i cinesi. Il 20% del vino estero è venduto in Cina attraverso il canale on-line e anche qui si prevede una forte crescita.

Diversamente, in altri paesi l’acquisto del vino in rete deve ancora prendere piede in modo significativo; nel più grande mercato del vino del mondo, gli Stati Uniti, ad esempio, le vendite web di vino valgono il solo 4% di quelle totali.

I dati sopra riportati sono abbastanza in linea con le dichiarazioni dei consumatori: solo il 23% degli statunitensi dichiara di avere in passato comprato vino on-line, mentre questa percentuale sale al 26% nelle risposte dei consumatori del Regno Unito e al 30% in quelle dei consumatori cinesi.

FEB

fonte: Uiv

 

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