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Tra fine anno e inizio 2026 il vino italiano entra nel nuovo ciclo con una fotografia chiara: domanda interna debole, margini sotto pressione, export sempre più decisivo ma più difficile da difendere, e un’accelerazione strutturale su bollicine, bianchi, low/no alcol ed enoturismo.

1) Italia: GDO in affanno, consumi in volume in calo e prezzo come unica leva

 

I dati più recenti convergono: la grande distribuzione italiana non riesce a ripartire e il 2025 si avvia alla quinta chiusura negativa consecutiva.

 

  • Nel 3° trimestre 2025 (analisi Wine Monitor su dati NIQ): volumi -2,4%, valori -0,2%. L’estate non ha generato l’effetto “traino” atteso.
  • Gennaio–settembre 2025: valori +0,7% con volumi -2,3%. La tenuta è dovuta quasi esclusivamente ai prezzi medi (+3,1%), segnale tipico di domanda sotto pressione.
  • Dato di sintesi gennaio–novembre 2025 (Circana/WineNews): 552 milioni di litri venduti (-3%), valore 2,05 miliardi € (-0,4%), prezzo medio 3,72 €/litro (+2,7%). La bottiglia 0,75 tiene meglio: volumi -1,8%, valori +0,4%, prezzo medio 5,4 €/litro (+2,3%).

Canali: si raffredda il discount (stop alla fase espansiva), mentre l’e-commerce accelera grazie a competitività di prezzo e risposta estiva; iper e supermercati restano i formati più solidi sulla tenuta dei valori, mentre Cash&Carry rimane il più fragile (pur rallentando le perdite).

Categorie:

  • Vini fermi e frizzanti: valori -0,2%, volumi -3,3%, prezzi medi +3,2% → consumi che scendono più del fatturato.
  • Spumanti: volumi +2,8% e valori sostanzialmente stabili, ma con prezzi medi -2,8% → mix più “accessibile” e più promozioni: si vende, ma si genera meno valore unitario.

Lettura strategica: il mercato domestico non fa più da locomotiva. La crescita “a valore” in GDO è fragile perché alimentata dal prezzo, non dalla domanda. Di conseguenza, la competizione si sposta su margini, efficienza, portafoglio prodotti e posizionamento.

2) Cantina Italia: giacenze in aumento e pressione sulla gestione dell’offerta

Al 30 novembre 2025 negli stabilimenti enologici italiani risultano:

  • 53,3 milioni di hl di vino (+8,6% vs 30/11/2024)
  • 9,7 milioni di hl di mosti (+12,5%)
  • 9,5 milioni di hl VNAIF (stabile)

Il vino è concentrato al Nord (60,7%, con forte peso del Veneto). La composizione per categoria conferma un mercato “valoriale” ma con scorte importanti: 54,6% DOP, 26,5% IGP, varietali 1,7%, altri vini 17,3%. Inoltre, le giacenze IGP sono molto concentrate: 20 denominazioni su 526 pesano per 58,4%.

Lettura strategica: più stock con consumi in calo significa maggiore rischio di pressione promozionale, tensioni finanziarie e necessità di governare la produzione con scelte non rinviabili (portafoglio, rotazione, canali, mercati).

3) Export: centrale ma più complesso, soprattutto USA (dazi + cambio)

Con un interno prudente, l’export resta leva vitale. Ma nel 2025 il contesto estero diventa più “ostile” per costi e volatilità, in particolare negli Stati Uniti.

USA – doppio shock:

  1. corsa alle spedizioni nel 1° trimestre 2025 per anticipare il dazio universale annunciato (Liberation Day 2 aprile)
  2. da aprile a settembre il dollaro perde circa -10% sull’euro, peggiorando la competitività a scaffale

L’analisi Wine Monitor segnala che nel primo trimestre l’aumento del prezzo medio in dollari ha riguardato soprattutto i vini francesi (accaparramento più “premium”, più sensibile al dazio ad valorem). Nel resto dell’anno il combinato dazi + cambio aumenta la complessità: non è solo “quanto sale il prezzo”, ma quanto regge la capacità di spesa lungo il three-tier system (moltiplicatore dei ricarichi).

Spumanti italiani export: tengono i volumi, scendono i prezzi
Nei primi 9 mesi 2025: 1,67 miliardi € di export spumanti (-0,5%), volumi +2,19% → domanda presente, ma prezzo medio in riduzione per restare competitivi. Gli spumanti valgono circa 28% dell’export vino.
Driver assoluto: Prosecco DOP con 1,29 miliardi € (+0,5%), 77% del totale spumanti e circa 23% dell’export vino; volumi +4,8%.

Mercati: USA stabili e pro-Prosecco; UK e Germania mostrano segnali di fatica; Francia in crescita sulle importazioni di spumante italiano (dato rilevante anche in chiave “posizionamento”).

Lettura strategica: la partita non è più “fare export”, ma difendere marginalità e posizionamento con governance commerciale chirurgica: canali, tier, assortimento, pricing e promozioni coerenti.

4) Europa 2035: calo strutturale di consumo, produzione ed export

Le proiezioni della Commissione UE fino al 2035 confermano un trend di lungo periodo:

  • consumo UE -0,9% annuo fino a circa 19,3 litri pro capite (da 21,2 litri medi 2021–2025)
  • produzione UE -0,5% annuo verso 138 milioni hl
  • superfici vitate -0,6% fino al 2035
  • export UE -0,6% annuo (import -1,9%)

Driver: salutismo, concorrenza di altre bevande, giovani che bevono meno alcol, preferenza per vini di fascia più alta ma meno frequenti; calo della domanda di rossi, crescita di bianchi e spumanti; aumento interesse per bevande a base vino e no/low alcol (ancora piccoli volumi).

Lettura strategica: non è un ciclo breve: è cambio strutturale. Le imprese devono riprogettare modello e mercati, non “aspettare che passi”.

5) Dealcolati: opportunità reale, ma l’Italia è bloccata dal decreto fiscale

Il settore italiano è in “attesa” del decreto interministeriale MEF–MASAF attuativo della disciplina fiscale: UIV sollecita perché lo stallo (oltre due mesi in Ragioneria) sta lasciando l’Italia con 4 anni di svantaggio competitivo rispetto ad altri produttori europei (regolamento UE dicembre 2021). Nel frattempo molte aziende hanno già investito in impianti, formazione e posizionamento.

Lettura strategica: senza cornice normativa e fiscale operativa, gli investimenti rischiano di rimanere immobilizzati. Il tema non è moda: è difesa di competitività su segmenti in crescita (low/no, beverage ibridi).

6) Trend 2025/2026: meno bottiglie, più qualità. Bianchi e bollicine in spinta

L’osservatorio Vinarius (rete enoteche, 120 locali, ~50 mln € di fatturato) conferma:

  • consumi in volume in calo, ma valore più “resistente”
  • fascia premium più robusta, fascia bassa più sotto stress
  • crescita di bianchi e bollicine (Metodo Classico in evidenza)
  • preferenza per leggerezza, freschezza, bevibilità
  • i grandi rossi “restano”, ma si consumano con più selettività

È la stessa direzione indicata dalle analisi internazionali (Wine-Lister): stile più elegante e approcciabile + enoturismo come leva, con attenzione a prezzi e sostenibilità.

7) Squilibrio domanda-offerta: la lettura Coface e la “cura” incompleta

Coface descrive uno squilibrio strutturale: consumi UE -35% dal 2000, consumo mondiale 2025 stimato 214 milioni hl (tra i minimi), con difficoltà extra UE (Cina -60% vs pre-pandemia, USA più complessi per barriere). Le misure europee basate soprattutto su estirpazione aiutano, ma non bastano perché il tema è anche di domanda e trasformazione dei comportamenti. Per i produttori più esposti sulla fascia base diventano cruciali: solidità finanziaria, diversificazione mercati, gestione rischio credito e protezione liquidità.

8) Enoturismo: il grande asset italiano (e un acceleratore “digitale”)

Il Rapporto Turismo Enogastronomico Italiano 2025 (Roberta Garibaldi) posiziona l’Italia come prima meta internazionale del turismo enogastronomico. Crescono intenzioni di ritorno e spesa: +155 €/giorno (52€ ristorazione, 28€ prodotti tipici). Il turista è più giovane e digitale; social e piattaforme influenzano le scelte; aumenta la disponibilità a pagare per esperienze personalizzate. L’AI entra nella pianificazione viaggi (quota già rilevante su USA e Francia).

Lettura strategica: enoturismo non è “accessorio”: è canale di valore, generatore di brand equity e leva DTC (vendita diretta) in un mondo dove i canali tradizionali comprimono i margini.

Sintesi finale: cosa dice davvero questa settimana (e cosa fare)

  1. Il mercato interno rallenta strutturalmente: in GDO si vende meno, e la tenuta a valore è spesso “prezzo-driven”.
  2. Giacenze in aumento + consumi deboli = rischio pressione su prezzi e finanza: serve governance dell’offerta e della rotazione.
  3. L’export resta vitale, ma non è più facile: USA tra dazi, cambio e three-tier; UK e Germania in downgrade; servono scelte nette.
  4. Spumanti e bianchi guidano la domanda, ma con attenzione: le bollicine tengono anche abbassando i prezzi, quindi la sfida è proteggere il valore.
  5. Low/no alcol e beverage ibridi sono trend reali: l’Italia deve sbloccare il decreto fiscale per non perdere ulteriore tempo competitivo.
  6. Il futuro è “meno volume, più qualità e più esperienza”: premium più resiliente, fascia base più fragile; enoturismo e DTC diventano pilastri.
  7. 2026 = “laser focus”: non dispersione, ma priorità chiare su brand, forza vendita, pricing coerente e condivisione risorse sui mercati esteri.
  8. Comunicazione da aggiornare: meno rituali autoreferenziali, più autenticità, semplicità e centralità dell’esperienza (in cantina e nel consumo reale).

In breve: il vino italiano non è “in crisi di prodotto”, ma in transizione di modello. Vince chi sa leggere i numeri senza nostalgia e trasformarli in scelte operative: portafoglio più intelligente, mercati più presidiati, prezzo più difeso, e un racconto finalmente allineato a come la gente vive (davvero) il vino oggi.

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27/12/2025
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