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La settimana fotografa un settore che sta entrando in una fase di riassestamento duro: domanda più selettiva, stock elevati, pressione sui prezzi (anche nei “fine wines”), e una risposta istituzionale che prova a rimettere flessibilità dentro un sistema costruito per crescere “sempre”.

1) Shock “big player”: Treasury Wine Estates in frenata (segnale globale)

Il caso Treasury Wine Estates (TWE) è un campanello che suona forte perché riguarda un colosso con marchi premium e super-premium. Nel primo semestre dell’esercizio 2026 (chiuso al 31 dicembre 2025) TWE registra:

  • reddito operativo a 236,4 mln AUD (-39,6%),
  • ricavi netti a 1,3 mld AUD (-16%),
  • perdita statutaria (Statutory NPAT) di 649,4 mln AUD,
  • svalutazione di 770,5 mln AUD sulle attività USA (più alta delle attese).

La lettura strategica è netta: le tendenze negative in USA e Cina stanno colpendo anche chi era percepito “protetto” dal posizionamento. La risposta di TWE è un piano pluriennale (“TWE Ascent”) con obiettivo di 100 mln AUD/anno di riduzione costi e una revisione del portafoglio su tre direttrici: leadership nei rossi luxury, crescita dei bianchi premium, e spinta su low/no alcol e “modern refreshment”. Tradotto: il mercato sta premiando agilità e innovazione di gamma, non inerzia di reputazione.

2) Export UE: calo nei vini fermi in bottiglia, e i DOP pagano il conto più salato

Sul perimetro europeo, i dati (febbraio 2022 vs ottobre 2025) mostrano:

  • export UE di vini fermi in bottiglia in valore -2,8%: da 16,1 a 15,7 mld € (circa -460 mln €).
  • la parte più colpita sono i DOP imbottigliati: -424 mln € (quasi tutta la perdita complessiva).
  • IGP imbottigliati: -71,8 mln € (-2,6%).
  • senza indicazione: -15,8 mln € (-1,7%).
  • unica crescita: varietali imbottigliati +51,7 mln € (+6,5%).
    In volume, i DOP imbottigliati segnano -3,3 mln hl (-17,5%). Nonostante ciò, a ottobre 2025 valgono ancora il 71,9% del valore export UE (IGP 17,2%; resto 11%).

Messaggio: la “locomotiva” DOP resta centrale, ma è quella che sta soffrendo di più quando la domanda si restringe e diventa price-sensitive. Il mercato, in questa fase, sta mostrando più trazione sulle categorie percepite come più immediate, leggibili e flessibili.

3) Piemonte: “bolla” Barolo/Barbaresco e caduta prezzi uva (il premium non è immune)

Il focus più duro in Italia arriva dal Piemonte: consorzi e filiere descrivono una crisi paragonata (per gravità) al 2008, con cantine piene e domanda in calo. Alcuni dati chiave:

  • consumo medio indicato in discesa a 20 litri/anno pro capite,
  • stock Barolo: da 65 mln bottiglie (2019) a 74,9 mln (+15%),
  • stock Barbaresco: da 19 mln a 21,8 mln (+14,7%),
  • prezzi uve (Camera di Commercio di Cuneo): -32% Barolo, -24% Barbaresco, con cali importanti anche su Nebbiolo d’Alba/Langhe Nebbiolo e Barbera.

Nel dibattito emergono due linee: chi chiede misure straordinarie (distillazione dell’eccedenza, incentivi all’uscita) e chi legge la correzione come “necessaria” dopo anni di prezzi troppo tirati. Sullo sfondo, un rischio reputazionale: la compressione del valore del fine wine attraverso canali e politiche prezzo (GDO estera, private label) che possono erodere identità e pricing power.

4) Italia: certificazioni e mix prodotto (Valoritalia) confermano lo spostamento dei consumi

I numeri di Valoritalia (aggiornati al 31 dicembre 2025) descrivono un 2025 di consolidamento:

  • imbottigliamenti certificati totali -2,1% vs 2024,
  • DOC/DOCG +1%, IGT -12%,
  • per tipologia: spumanti +1%, rosati +5,7%, bianchi fermi +2,7%, rossi -13%,
  • export vino italiano (richiamo Nomisma Wine Monitor): circa -3% in valore nel 2025,
  • GDO Italia: volumi -2,8%; fermi/frizzanti -3,8%, spumanti +3,1%.

Due note strutturali pesanti:

  • fragilità delle micro-denominazioni (molte, piccole, più esposte alle oscillazioni),
  • comparto molto frammentato: la maggioranza imbottiglia volumi piccoli, ma la concentrazione “in testa” resta rilevante.

5) Politiche e regole: UE “riprogetta” il settore (più flessibilità e meno attrito sull’export)

La riforma UE adottata dal Consiglio mira a rendere il settore più competitivo e resiliente:

  • strumenti per riequilibrio domanda/offerta (anche estirpazione in caso di eccesso),
  • diritti di impianto senza “scadenza secca”, ma con revisione decennale,
  • sostegni clima fino a 80% dei costi ammissibili (mitigazione/adattamento),
  • etichettatura più semplice e armonizzata, con spinta a digitale/pittogrammi,
  • definizioni ufficiali per low/no alcol: “analcolico” <0,5%; “0,0%” <0,05%; “a ridotto tenore alcolico” per riduzioni significative,
  • per l’export extra-UE: esenzione da ingredienti e dichiarazione nutrizionale (riduzione burocrazia),
  • più supporto a enoturismo e difesa fitosanitaria (es. flavescenza dorata).

In parallelo, in Italia UIV segnala giacenze in crescita (61 mln hl vino, quasi 68 mln hl includendo mosti) e chiede di rendere più flessibile il potenziale produttivo con una revisione del Testo Unico.

6) Scenario internazionale: dazi, tagli e “distillazioni di crisi” (USA e Francia)

  • Negli USA, l’analisi sui dazi descrive un anno di costi extra, export in difficoltà e ostilità commerciale, con impatti soprattutto su chi esportava e su chi dipende da forniture estere (bottiglie, barrique, macchinari). Anche dove le vendite tengono, spesso lo fanno con margini più bassi.
  • Il gigante USA Gallo annuncia ulteriori chiusure e tagli (93 lavoratori coinvolti, effettivi dal 15 aprile) motivati da domanda in evoluzione e capacità disponibile.
  • In Francia, arriva una misura esplicita da manuale di gestione eccedenze: 40 mln € per distillare 1,2 mln hl di rossi e rosati in surplus, per rimettere equilibrio prima della vendemmia 2026.

Il quadro internazionale converge: quando gli stock diventano un problema sistemico, le filiere passano da “marketing” a “chirurgia”.

7) Mercati e promozione: più squadra e più geografie (UK + emergenti)

Sul fronte commerciale, l’Italia spinge sull’idea di fare sistema: istituzioni e piattaforme (Vinitaly/Veronafiere e ICE/ITA) puntano a consolidare i mercati maturi e ad aprirne altri. In parallelo nasce/si rafforza una piattaforma come “Wine Experience” con road show 2026 che parte da Londra (26–27 aprile 2026) e guarda a mercati emergenti come Vietnam e Messico, con l’obiettivo di creare occasioni strutturate di promozione e matching.

8) Cultura-consumo: la frattura generazionale resta un tema reale (non morale)

Il dibattito sui giovani e sul vino, al netto delle provocazioni, riporta il settore a un punto di verità: i consumi cambiano per motivi sociali, salutistici e di stile di vita. Il vino deve quindi lavorare su occasioni d’uso, linguaggi, formati e prodotti (anche low/no), senza perdere identità ma smettendo di parlare solo a chi è già “convertito”.

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27/02/2026
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