1) Shock “big player”: Treasury Wine Estates in frenata (segnale globale)
Il caso Treasury Wine Estates (TWE) è un campanello che suona forte perché riguarda un colosso con marchi premium e super-premium. Nel primo semestre dell’esercizio 2026 (chiuso al 31 dicembre 2025) TWE registra:
La lettura strategica è netta: le tendenze negative in USA e Cina stanno colpendo anche chi era percepito “protetto” dal posizionamento. La risposta di TWE è un piano pluriennale (“TWE Ascent”) con obiettivo di 100 mln AUD/anno di riduzione costi e una revisione del portafoglio su tre direttrici: leadership nei rossi luxury, crescita dei bianchi premium, e spinta su low/no alcol e “modern refreshment”. Tradotto: il mercato sta premiando agilità e innovazione di gamma, non inerzia di reputazione.
2) Export UE: calo nei vini fermi in bottiglia, e i DOP pagano il conto più salato
Sul perimetro europeo, i dati (febbraio 2022 vs ottobre 2025) mostrano:
Messaggio: la “locomotiva” DOP resta centrale, ma è quella che sta soffrendo di più quando la domanda si restringe e diventa price-sensitive. Il mercato, in questa fase, sta mostrando più trazione sulle categorie percepite come più immediate, leggibili e flessibili.
3) Piemonte: “bolla” Barolo/Barbaresco e caduta prezzi uva (il premium non è immune)
Il focus più duro in Italia arriva dal Piemonte: consorzi e filiere descrivono una crisi paragonata (per gravità) al 2008, con cantine piene e domanda in calo. Alcuni dati chiave:
Nel dibattito emergono due linee: chi chiede misure straordinarie (distillazione dell’eccedenza, incentivi all’uscita) e chi legge la correzione come “necessaria” dopo anni di prezzi troppo tirati. Sullo sfondo, un rischio reputazionale: la compressione del valore del fine wine attraverso canali e politiche prezzo (GDO estera, private label) che possono erodere identità e pricing power.
4) Italia: certificazioni e mix prodotto (Valoritalia) confermano lo spostamento dei consumi
I numeri di Valoritalia (aggiornati al 31 dicembre 2025) descrivono un 2025 di consolidamento:
Due note strutturali pesanti:
5) Politiche e regole: UE “riprogetta” il settore (più flessibilità e meno attrito sull’export)
La riforma UE adottata dal Consiglio mira a rendere il settore più competitivo e resiliente:
In parallelo, in Italia UIV segnala giacenze in crescita (61 mln hl vino, quasi 68 mln hl includendo mosti) e chiede di rendere più flessibile il potenziale produttivo con una revisione del Testo Unico.
6) Scenario internazionale: dazi, tagli e “distillazioni di crisi” (USA e Francia)
Il quadro internazionale converge: quando gli stock diventano un problema sistemico, le filiere passano da “marketing” a “chirurgia”.
7) Mercati e promozione: più squadra e più geografie (UK + emergenti)
Sul fronte commerciale, l’Italia spinge sull’idea di fare sistema: istituzioni e piattaforme (Vinitaly/Veronafiere e ICE/ITA) puntano a consolidare i mercati maturi e ad aprirne altri. In parallelo nasce/si rafforza una piattaforma come “Wine Experience” con road show 2026 che parte da Londra (26–27 aprile 2026) e guarda a mercati emergenti come Vietnam e Messico, con l’obiettivo di creare occasioni strutturate di promozione e matching.
8) Cultura-consumo: la frattura generazionale resta un tema reale (non morale)
Il dibattito sui giovani e sul vino, al netto delle provocazioni, riporta il settore a un punto di verità: i consumi cambiano per motivi sociali, salutistici e di stile di vita. Il vino deve quindi lavorare su occasioni d’uso, linguaggi, formati e prodotti (anche low/no), senza perdere identità ma smettendo di parlare solo a chi è già “convertito”.
20/02/2026
13/02/2026
06/02/2026
30/01/2026