La situazione peggiora ulteriormente con l’annuncio di dazi al 30% a partire dal 1° agosto, una mossa definita da Uiv come “quasi un embargo per l’80% del vino italiano”.
Secondo il presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi, questa misura mette a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro e impone un cambio urgente di strategia. Il segretario generale Paolo Castelletti avverte che un’ulteriore saturazione delle piazze europee, causata dall’invenduto, potrebbe deprimere i prezzi interni.
Mercati principali: Usa in bilico, Est in caduta
Cantine piene: 43,6 milioni di ettolitri stoccati
Le giacenze al 30 giugno 2025 sono pari a un’intera vendemmia, in crescita dello 0,3% rispetto al 2024. Solo nel mese di giugno, si è ridotto il livello del vino in cantina del 6,4%, ma a ritmi troppo lenti.
Il 55,7% del vino in stock è a Denominazione di Origine (Dop), con il Prosecco Doc in testa (3,76 mln/hl), seguito da Igt Toscana e Igt Puglia. Le regioni con più vino in cantina sono Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, Puglia e Piemonte.
Spumanti in calo, ma il Prosecco tiene
Il comparto degli spumanti registra un calo generale nel primo quadrimestre 2025 (-1,1% a valore), ma il Prosecco Dop cresce del +1,5% a valore e del +3,4% a volume, confermandosi il motore trainante del settore. Il Prosecco rappresenta oltre il 76% degli spumanti esportati. Bene negli USA (+12,5%), in crescita anche la Francia (+15,6%). In crisi Russia (-47%).
Dazi USA: impatto devastante e rischio sistemico
Il dazio del 30% previsto da Trump dal 1° agosto colpisce duramente l’Italia, che esporta verso gli USA vino per oltre 2 miliardi di euro, pari al 24% dell’export totale. I vini più esposti:
I vini italiani, soprattutto nella fascia "popolare" (prezzo cantina 4€/litro, scaffale 13$), coprono l’81% dei volumi venduti negli USA. Un dazio di questa entità metterebbe fuori mercato la maggior parte di questi prodotti, spingendo la concorrenza da Argentina, Cile, Australia.
Vendite in calo e politiche di contenimento
Con consumi in flessione e cantine piene, molti Consorzi decidono di tagliare la produzione:
Nuovi mercati? Opportunità in Canada
Mentre gli Stati Uniti si chiudono, il Canada apre spiragli: il 69% dei consumatori ha smesso di acquistare prodotti americani per motivi politici. L’export USA di vino in Canada è crollato del 97% a maggio 2025, offrendo una finestra strategica per il vino italiano.
Toscana e Piemonte valutano estirpi e distillazione
Le regioni più colpite si mobilitano: la Toscana convoca un tavolo tecnico, il Piemonte avvia il monitoraggio per la distillazione. Molte denominazioni propongono moratorie sui nuovi impianti, promozione sui mercati minori e produzione di vini a basso tenore alcolico, in linea con i trend salutistici.
Focus Francia: enoturismo come leva competitiva
La Francia investe pesantemente sull’enoturismo: 7 miliardi di euro generati, 31.000 posti di lavoro diretti e indiretti. L’Italia resta leader con 13 milioni di turisti del vino previsti nel 2025, ma Oltralpe si punta a diventare la prima destinazione eno-turistica d’Europa entro il 2030.
Conclusione:
Il settore vinicolo italiano è davanti a una crisi sistemica, innescata dai dazi USA e aggravata da un calo strutturale della domanda e da scorte eccessive. La tenuta del Prosecco Dop, l’adattamento produttivo dei Consorzi, e le opportunità in mercati alternativi come il Canada, rappresentano i pochi segnali positivi in un contesto di forte incertezza. La sfida è adattarsi rapidamente per non perdere quote di mercato strategiche conquistate in anni di crescita.
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