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Non si tratta più soltanto di una normale oscillazione dei mercati, ma di un passaggio strutturale che coinvolge consumi, export, geopolitica, percezione sociale del vino e sostenibilità economica dell’intera filiera.

Il messaggio emerso con forza questa settimana dal mondo del vino italiano è chiaro: il vino non può più limitarsi a difendersi. Deve tornare protagonista del cambiamento.

Al centro del dibattito si è imposto l’intervento di Piero Mastroberardino all’inaugurazione dell’Anno Accademico della Accademia della Vite e del Vino, che ha fotografato con lucidità lo stato reale del comparto.

Il vino italiano si trova oggi stretto tra:

  • calo globale dei consumi,
  • pressioni geopolitiche,
  • tensioni commerciali,
  • inflazione,
  • trasformazione delle abitudini dei consumatori,
  • campagne salutistiche sempre più aggressive,
  • aumento dei costi logistici ed energetici,
  • rischio di abbandono dei vigneti.

Eppure, proprio dentro questa fase critica, emergono anche nuove opportunità strategiche.

Consumi mondiali in calo, ma il vino italiano mantiene centralità

Secondo i dati Oiv richiamati durante la settimana, il consumo mondiale di vino nel 2024 è sceso a 214 milioni di ettolitri (-3%).

Gli Stati Uniti restano il primo mercato mondiale per consumi complessivi, ma mostrano segnali di rallentamento e forte instabilità legata ai dazi e all’inflazione. L’Italia rimane invece tra i Paesi con il più alto consumo pro capite al mondo e continua ad avere un ruolo centrale nella cultura internazionale del vino.

La vera trasformazione riguarda però il modello di consumo:

  • si beve meno,
  • si sceglie meglio,
  • cresce il premium,
  • cala il “daily wine”.

La Gdo italiana conferma questa dinamica:

  • volumi in calo (-2,7%),
  • valore quasi stabile,
  • crescita delle fasce sopra i 5 euro,
  • forte tenuta degli spumanti,
  • arretramento dei vini entry level.

Il consumatore oggi cerca:

  • qualità,
  • territorialità,
  • identità,
  • esperienza,
  • valore percepito.

Non compra più vino “automaticamente”.

Spumanti e alta gamma trainano il mercato

La settimana ha confermato il consolidamento di una tendenza molto evidente: il vino italiano che cresce meglio è quello con forte identità premium.

Il caso del Gruppo Lunelli ne è un esempio concreto:

  • ricavi a 134 milioni di euro,
  • export sotto pressione,
  • marginalità difesa,
  • strategia orientata all’alta gamma,
  • focus su Metodo Classico e Prosecco Superiore di qualità.

Brand come:

  • Ferrari Trento
  • Bisol1542

puntano sempre più su:

  • posizionamento alto,
  • Horeca qualificata,
  • mercati premium,
  • valore del marchio.

Il messaggio è chiaro: nel nuovo scenario globale non vince chi produce di più, ma chi riesce a costruire valore percepito.

Geopolitica e crisi di Hormuz: il vino entra nell’era dell’incertezza permanente

Uno dei temi più pesanti della settimana riguarda l’effetto della crisi internazionale sul vino italiano.

La tensione nell’area di Hormuz sta generando:

  • aumento dei costi energetici,
  • rincari logistici,
  • crescita del costo del vetro,
  • difficoltà nei trasporti marittimi,
  • rallentamento dell’export verso Medio Oriente e Asia.

Molte grandi aziende italiane stanno già registrando:

  • ordini sospesi,
  • container bloccati,
  • incremento dei costi operativi,
  • pressione sulla marginalità.

Tra i gruppi che hanno espresso preoccupazione:

  • Angelini Wines
  • Terre Cevico
  • Masi Agricola
  • Fantini Group
  • Donnafugata

Il rischio principale oggi non è soltanto il rallentamento dei mercati, ma la perdita di competitività causata dall’aumento dei costi lungo tutta la filiera.

Molti operatori ritengono inoltre che aumentare i listini possa essere un errore strategico, perché il consumatore internazionale è già sotto pressione inflattiva.

Export: scenario difficile ma nuove opportunità globali

Gli Stati Uniti restano il mercato più delicato:

  • export italiano in flessione,
  • dazi ancora instabili,
  • riduzione delle importazioni in Stati chiave come New York, California e Texas.

Anche la Francia soffre fortemente:

  • forte calo dei prezzi medi negli USA,
  • riduzione delle esportazioni,
  • difficoltà sui vini premium francesi.

Ma dentro questa instabilità emergono nuove direttrici strategiche:

  • Mercosur,
  • India,
  • Australia,
  • Sud-est asiatico,
  • mercati emergenti ad alta crescita.

L’Italia appare oggi meglio posizionata rispetto ad altri competitor grazie a:

  • forte diversificazione territoriale,
  • capacità di presidiare fasce diverse,
  • crescita dell’immagine del Made in Italy,
  • aumento della leadership italiana nei mercati internazionali.

In vent’anni il vino italiano è passato dall’essere leader in 9 mercati mondiali a 46 mercati.

Cambia il rapporto tra vino e società

Il tema culturale è ormai centrale.

Il vino oggi non combatte solo una battaglia commerciale, ma anche narrativa e identitaria.

Le campagne salutistiche, soprattutto in Europa, stanno modificando la percezione del prodotto vino, in particolare tra i giovani consumatori.

La filiera italiana però reagisce con una posizione molto netta:

  • distinguere consumo moderato e abuso,
  • difendere il vino come elemento della Dieta Mediterranea,
  • valorizzare convivialità, territorio e cultura.

L’Italia sta cercando di spostare il paradigma:
dal “vino da difendere” al “vino da promuovere”.

Importante in questo senso la campagna istituzionale sostenuta dal Governo italiano insieme alla filiera vitivinicola, con l’obiettivo di riportare il vino al centro della narrazione culturale italiana.

Cooperazione e rischio abbandono vigneti

Un altro tema strategico emerso con forza è il rischio crescente di abbandono dei vigneti.

La crisi economica del comparto sta colpendo soprattutto:

  • aree marginali,
  • viticoltura eroica,
  • piccoli produttori,
  • territori collinari storici.

La cooperazione vitivinicola italiana sta diventando il vero argine sociale del sistema.

Cantine cooperative e consorzi stanno intervenendo:

  • prendendo in gestione vigneti abbandonati,
  • sostenendo economicamente i viticoltori,
  • preservando paesaggio e biodiversità,
  • favorendo il ricambio generazionale.

Tra le realtà più attive:

  • Cantina Rauscedo
  • Cantina Valpolicella Negrar
  • Cantina Produttori di Valdobbiadene
  • Cantina Sociale Tudernum
  • Vignaioli del Morellino di Scansano

Il tema non è soltanto agricolo:
senza vigneti si perde economia, presidio ambientale, turismo e identità territoriale.

Ocm Vino e investimenti: oltre 323 milioni per sostenere il comparto

Sul fronte delle politiche di sostegno arrivano segnali importanti.

Per la campagna 2026/2027 l’Italia avrà a disposizione:

  • 323,9 milioni di euro Ocm Vino,
    di cui:
  • 98 milioni per la promozione internazionale,
  • 144 milioni per ristrutturazione vigneti,
  • oltre 57 milioni per investimenti.

Molto attiva anche la Regione Piemonte, che ha stanziato oltre 7,6 milioni di euro per promozione internazionale, turismo del vino e sviluppo territoriale.

La strategia pubblica oggi punta su:

  • internazionalizzazione,
  • branding territoriale,
  • innovazione,
  • ricerca,
  • sostenibilità,
  • promozione coordinata.
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08/05/2026
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