Secondo il report gli Stati Uniti sono, a causa dei dazi, al centro di questo calo, con una diminuzione del 2,6% nei volumi e del 6,2% nel valore rispetto all’anno precedente. Ma anche guardando a est la situazione non migliora dove la Cina vede per il vino italiano un calo di oltre il 15% a valore e il Giappone che ha ridotto gli acquisti del 2,2% nei volumi e del 1,7% nel valore. In Europa, nel Regno Unito, secondo mercato per l’Italia, le importazioni totali sono calate del 6% circa sia a volume che a valore, e anche la Svizzera vede le esportazioni italiane scendere di circa il 6% a valore. Segno positivo invece per il Brasile con le esportazioni che crescono del 3,5% nei volumi e del 1,9% nel valore, così come per la Corea dl Sud dove le importazioni crescono del 5,3%.
"Questa nuova guerra, che si estende a tutto il Medio Oriente e oltre, rappresenta un'ulteriore aggravante non solo per l'export del vino ma per il made in Italy in generale - spiega il vignaiolo Cusumano - Se dazi e aumento dei prezzi hanno determinato un significativo rallentamento ora la minaccia è l'interruzione delle catene di fornitura, nello specifico in termini di logistica e trasporti. I corridoi internazionali, a causa della guerra, si stanno decisamente restringendo, con una disponibilità di carriers (trasportatori, ndr) operativi, drammaticamente alla reale, anche minima, esigenza, il che si tradurrà in costi di trasposto, ove possibile, molto più cari e perciò antieconomici. D'altro canto domandiamoci anche cosa dovremmo fare, già in questo 2026, con la vendemmia di fatto alle porte (fine agosto), con le probabili eccedenze dovute alla forte frenata non tanto della domanda estera, che permane, ma della possibilità di soddisfarla logisticamente. E se noi vignaioli, per certe tipologie di vino, siamo leggermente fortunati dacchè andrà in invecchiamento, mi domando quale sarà l'impatto su tutto il comparto enofood italiano."
D'accordo con Diego Cusumano anche Matteo Lunelli, amministratore delegato del gruppo Lunelli oltre che amministratore delegato e presidente di Ferrari Trento "La guerra - sostiene il produttore - avrà ripercussioni sicuramente anche sull’economia: porterà problemi nei trasporti perché compromette rotte strategiche, intacca la fiducia dei consumatori, si alzano i costi dell’energia e viene coinvolta anche la zona del Middle East, degli Emirati, che è un mercato in forte crescita e anche rilevante in generale per il vino italiano e il made in Italy”.
E la conferma sulle eccedenze arriva anche da Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione italiana vini, che già a luglio scorso aveva lanciato l'allarme “Abbiamo oltre 40 milioni di ettolitri di vino in giacenza e se la prossima vendemmia - ovvero quella entrante, spiegava il presidente UIV - sarà nella media con circa 50 milioni di ettolitri, avremo a fine anno una disponibilità di prodotto per circa 90 milioni di ettolitri. Un’offerta monstre che rischia di deprimere i prezzi. Non c’è proprio nulla da esultare”.
11/02/2026
04/02/2026
30/01/2026
25/01/2026