Una delle tendenze più interessanti del momento è l’affitto gestorio, una formula già nota in altri settori ma relativamente nuova per il vino. In pratica, è possibile affittare singole parti di un’azienda vinicola – come vigneti, cantina, aree di ospitalità o reparti produttivi – senza cedere immediatamente la proprietà.
Come spiega l’esperto di diritto vitivinicolo Giuri:
“L’affitto gestorio permette di introdurre nell’azienda nuovi modelli organizzativi, produttivi o commerciali attraverso terzi, senza rinunciare subito alle proprie quote. Allo stesso tempo, chi subentra può valutare, a fine contratto, se acquistare o meno l’impresa”.
Nel mondo del vino, i contratti di affitto gestorio hanno generalmente una durata tra i 5 e i 7 anni. Periodi più brevi non consentirebbero alle parti di capire davvero se conviene proseguire con un’acquisizione o tornare alla gestione diretta.
Un esempio concreto arriva dalla Toscana:
Il vantaggio di questa formula è duplice:
In sintesi, l’affitto gestorio rappresenta uno strumento di attesa flessibile, ideale per affrontare l’incertezza del mercato e persino per favorire il passaggio generazionale.
Accanto a questa tendenza, si sta diffondendo sempre più anche il modello delle joint-venture tra aziende vinicole. Storicamente, queste collaborazioni nascevano per espandere la presenza commerciale su nuovi mercati, ma oggi i motivi principali sono cambiati:
In altre parole, le joint-venture permettono di innovare e contenere i rischi, dando alle aziende la possibilità di affrontare insieme sfide che, da sole, non potrebbero sostenere.
Oggi il settore vitivinicolo si muove tra attesa e collaborazione, cercando di trasformare l’incertezza in opportunità. L’affitto gestorio e le joint-venture non sono solo strumenti di difesa, ma anche leve strategiche per costruire il futuro del vino in un contesto globale sempre più complesso.
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