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C’è uno stretto legame tra perdita di biodiversità, inaridimento dei suoli e cambiamenti climatici, un intreccio di cause ed effetti che si autoalimenta in un circolo vizioso sempre più difficile da spezzare.

Lo sottolinea FederBio in occasione della Giornata mondiale della Biodiversità, dedicata quest’anno al tema ‘Agire a livello locale per un impatto globale’: un richiamo diretto al valore delle scelte quotidiane e delle azioni nei territori, capaci di generare un cambiamento concreto per la tutela della natura e del futuro del pianeta.

L’agricoltura biologica, eliminando l’uso di sostanze chimiche di sintesi e valorizzando pratiche come le rotazioni colturali, l’apporto di sostanza organica e la tutela degli habitat naturali, si conferma uno degli strumenti più efficaci per rafforzare e rigenerare gli equilibri agricoli. A questo si affianca il ruolo fondamentale delle piccole e medie aziende agricole, dei sistemi locali del cibo, dei biodistretti e delle filiere corte: un modello economico e sociale che valorizza identità e comunità rurali, contribuendo direttamente alla tutela della biodiversità e alla resilienza dei territori.

Il rapporto 2025 Uccelli Comuni delle Zone Agricole in Italia, realizzato nell’ambito della Rete Nazionale della PAC con il supporto della LIPU/BirdLife Italia, fotografa con chiarezza la crisi ecologica delle campagne italiane: in 26 anni il Paese ha perso il 33% dell’avifauna agricola. Il declino è ancora più marcato nelle aree di pianura, dove il calo arriva al 50%, anche per effetto dell’agricoltura intensiva e della scomparsa di siepi e filari. Un segnale d’allarme che conferma la necessità di accelerare verso modelli agroecologici capaci di tenere insieme produzione, biodiversità, tutela del suolo e ricostruzione degli habitat rurali.

A confermare il ruolo strategico del biologico per la biodiversità, la recente ricerca Organic agricultural landscapes support critical pollinator diversity, pubblicata su Global Ecology and Conservation, evidenzia come il modello bio favorisca una maggiore abbondanza, diversità e capacità riproduttiva delle api solitarie, impollinatori essenziali per la salute degli ambienti agricoli e per la sicurezza alimentare.

Confrontando aziende biologiche e convenzionali, lo studio rileva nei sistemi bio comunità di api più ricche, vitali e diversificate. Eliminando la chimica di sintesi e favorendo la presenza di fioriture, il biologico crea habitat più adatti agli impollinatori, con benefici che si estendono anche al paesaggio circostante, fino a 500 metri.

“La perdita di biodiversità non è solo un’emergenza ambientale, compromette i servizi ecosistemici generando effetti a catena sulla sicurezza alimentare e sul benessere delle comunità – ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio - Quello tra natura, salute dei territori e qualità della vita è un legame indissolubile. Per questo preoccupa il progressivo anticipo dell’Overshoot Day, il giorno in cui un Paese esaurisce le risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare nell’arco di un anno. In Italia, quest’anno, il debito ecologico è iniziato il 3 maggio: da quella data consumiamo più risorse di quante siamo in grado di rigenerare, mettendo sotto pressione suoli, biodiversità e gli organismi viventi che sostengono gli habitat naturali e la produzione di cibo. La transizione agroecologica rappresenta una risposta concreta per costruire un rapporto più sano ed equilibrato tra sostenibilità ambientale, economica e sociale; è un modello che tutela suoli, ambiente e reddito agricolo, rafforzando il legame tra produttori, cittadini e comunità locali. La biodiversità sostiene la vita, difenderla significa proteggere il futuro di agricoltura e cibo, un impegno che passa dal ruolo fondamentale delle piccole e medie aziende agricole, custodi di natura, di razze e varietà locali, che rappresentano saperi e identità territoriali, e costituiscono l’espressione più autentica del biologico italiano”.

 

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21/05/2026
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