Un portale del network Wine Idea. Scopri il mondo Wine idea

Il significato del Premio Masi attraverso le parole dei vincitori: cinque interpreti del “coraggio della responsabilità”.

Questo stesso rito valorizza da 45 anni personalità italiane e internazionali che si sono distinte per il loro contributo alla cultura, alla scienza, all’arte e alla società. La tradizione di anno in anno si rinnova alla presenza di autorità e stampa assieme ai membri della Fondazione Masi, guidati dalla Presidente Isabella Bossi Fedrigotti, dal Vicepresidente Sandro Boscaini (anche Presidente di Masi Agricola) e dal Segretario Marco Vigevani.

“La responsabilità, per chi fa impresa, si misura nella capacità di saper guardare lontano pensando alle generazioni che verranno e ancora nell’assumersi il rischio di scelte coraggiose e di mantenere fede ai propri valori specialmente in contesti che cambiano velocemente. Il vino ci insegna proprio questo: rispettare i tempi della natura, valorizzare il sapere che ci è stato tramandato e, allo stesso tempo, saper evolvere. La botte di Amarone, l’Oro del Premio, accoglie le firme dei nostri campioni e diventa crogiolo nel quale storie, esperienze e visioni diverse si accomunano nella volontà di affrontare le sfide del proprio tempo e di contribuire al progresso della società” commenta Sandro Boscaini, Mister Amarone.

Ad apporre la firma per il Premio Masi Civiltà Veneta: Luigi Carlon, imprenditore e collezionista veronese con il suo Museo di Palazzo Maffei, Nello Cristianini, scienziato goriziano docente di Intelligenza Artificiale all’Università di Bath in Inghilterra, e Adele Re Rebaudengo, in rappresentanza della Venice Gardens Foundation, l’associazione che promuove la cultura del verde a Venezia. Per il Premio Internazionale Masi Civiltà del Vino, l’oncologo e divulgatore francese David Khayat, che nel suo ultimo libro “Arretez de vous privee” enfatizza il lato positivo del consumo moderato del cibo e del vino. Infine, per il Grosso D’Oro Veneziano, Thibaut Bruttin, in rappresentanza di Reporters Sans Frontières, no-profit impegnata nella difesa della libertà di stampa e nella tutela del giornalismo.

Il filo conduttore dell’edizione 2026 è stato “Il coraggio della responsabilità”, un tema che invita a interrogarsi sul ruolo delle persone e delle istituzioni di fronte alle trasformazioni che stanno ridisegnando il nostro tempo. Equilibri geopolitici e sociali vengono messi in discussione e l’intelligenza artificiale apre nuove opportunità ma anche interrogativi sul ruolo e sul controllo dell’innovazione. In questo scenario inedito la responsabilità si afferma come scelta necessaria e richiede consapevolezza e coraggio. Pur da prospettive diverse, i cinque premiati hanno offerto le loro chiavi di lettura del tema, sulla base dei percorsi e dei contesti in cui operano.

LE VOCI DEI PREMIATI

Il significato del Premio Masi 2026 nelle parole dei protagonisti

Luigi Carlon

(Premio Masi Civiltà Veneta):

“Come collezionista nato a Verona, ho dedicato molti anni alla ricerca di opere d’arte di particolare valore ed eccellenza, dalle testimonianze antiche alle espressioni più significative dell’arte moderna e contemporanea. All’interno di questo percorso, un posto speciale è sempre stato riservato ai pittori e agli scultori veronesi, in particolare dal Trecento all’Ottocento, le cui opere, per varie vicende, si trovavano in Europa e negli Stati Uniti.

Mi ha sempre affascinato pensare che molti degli artisti oggi esposti a Palazzo Maffei abbiano vissuto e lavorato a Verona, contribuendo con il loro talento a costruire la storia artistica della città. Ritrovarne le opere e restituirle al contesto in cui sono nate ha rappresentato per me, appassionato collezionista, un modo per condividere con la comunità una parte della sua memoria e della sua identità culturale.

Con questo spirito accolgo con gratitudine il Civiltà Veneta, un riconoscimento per me particolarmente significativo per la sua storia e per il prestigio del suo albo d’oro. Ringrazio profondamente la Fondazione Masi per questo riconoscimento, che considero un segno di stima e, al tempo stesso, un invito alla responsabilità: quella di continuare a custodire e valorizzare la grande tradizione artistica veronese”.

Nello Cristianini

(Premio Masi Civiltà Veneta):

“Sono nato a Gorizia, dove ho fatto le scuole, ho studiato Fisica a Trieste, e ho un legame di decenni con Grado, luoghi segnati dalla civiltà veneta e dal contatto tra culture diverse. Ho sempre pensato che le cose interessanti accadano ai margini, dove un territorio ne incontra un altro, e alla fine ho scelto di passare la vita a studiare l'intelligenza artificiale, al confine tra statistica e linguaggio, tra macchina e mente. Ho dovuto farlo lontano da casa, ma senza mai dimenticarla, e oggi grazie a voi mi sento meno lontano. Sono stati anni lunghi, ma ricevo questo premio come un vino che ha aspettato a lungo il momento giusto. Grazie”.

Adele Re Rebaudengo, presidente della Venice Gardens Foundation

(Premio Masi Civiltà Veneta):

 “Desidero esprimere un profondo ringraziamento per l'importante riconoscimento conferito a Venice Gardens Foundation. È per noi un onore ricevere questo prestigioso premio che riconosce il valore dell’impegno profuso per avere restaurato i Giardini Reali e l’Orto Giardino del Convento della Chiesa del Santissimo Redentore e averli restituiti alla città di Venezia. Con dedizione, passione e senso di responsabilità, la Fondazione continuerà a prendersi cura dell'uno e dell'altro compendio monumentale, grazie al prezioso e fondamentale contributo di giardinieri e collaboratori animati dagli stessi valori che il progetto incarna. La nostra premura è che questi luoghi crescano nel tempo (e nondimeno vengano dal tempo preservati), nella consapevolezza del ruolo cardinale che i giardini ricoprono in un contesto sociale e, prima ancora, comunitario. Un impegno volto a ricucire il legame profondo tra l'essere umano e la natura, come un insieme le cui parti siano nuovamente riconnesse tra loro”.

David Khayat

(Premio Internazionale Masi Civiltà del Vino):

“Quando ho ricevuto la lettera che mi ufficializzava il conferimento del Premio Civiltà del Vino, la prima reazione è stata quella di verificare che non si trattasse di un errore. Io? Un oncologo? Premiato dalla Fondazione Masi, che porta così in alto il nome del vino e della viticoltura? Poi ho capito. E mi sono profondamente emozionato.

Nel mio lavoro passo le giornate a parlare di prevenzione. A dire “attenzione”, “prudenza”, “equilibrio”. Comunico diagnosi, accompagno in visita i pazienti durante le loro terapie, vedo la paura nei loro occhi e la forza nelle loro famiglie. È un lavoro che porta con sé una grande responsabilità. E ne sono orgoglioso.

Ma la sera, quando torno a casa, ho bisogno di bellezza, di lentezza, di terra. Ed è lì che il vino è entrato nella mia vita. Non come consumo, ma come respiro. Ricordo il mio primo Amarone. Dovevo avere circa 28 anni, ero un giovane medico interno esausto dopo un turno di guardia. Un amico me ne versò un bicchiere e mi disse: ‘Assaggia, e non parlare per 30 secondi’. Trenta secondi. In un reparto di oncologia, 30 secondi di silenzio sono un lusso! E in quel bicchiere ho capito cosa fosse la pazienza. Tre anni di affinamento, uve appassite, un territorio, mani. Ho capito che il tempo può fare qualcosa di buono, invece di deteriorarlo.

Da allora, il vino mi accompagna. Nei momenti felici, per festeggiare una remissione. Nei momenti più difficili, per ricordarmi che anche gli anni più duri possono dare, a volte, grandi annate. Quello che fa la Fondazione Masi è difendere esattamente questo: il tempo lungo. Il lavoro dei viticoltori che potano a gennaio senza sapere cosa porterà settembre. La trasmissione di un sapere da padre a figlio. Il rispetto di un territorio. È esattamente ciò che cerchiamo di fare in medicina: trasmettere, accompagnare, rispettare la vita. Ricevere questo Premio mi tocca quindi due volte: perché onorate il mio impegno per il vino e perché mi ricordate che si può essere medici senza perdere una parte di poesia; che si può parlare di scienza al mattino e di territorio alla sera, senza tradire né l’una né l’altro. Grazie per difendere la vite, gli uomini e le donne che la lavorano e questa cultura italiana che ci insegna che la tavola è anche un luogo di cura. Grazie per avermi accolto oggi tra voi, io che provengo da un altro mondo”.

Thibaut Bruttin, direttore generale di Reporters Sans Frontières

(Premio Internazionale Grosso D'Oro Veneziano):

“Ricevere il Grosso D’Oro Veneziano è un grande onore per Reporters Sans Frontières (RSF) e un riconoscimento significativo del nostro impegno incondizionato nella difesa della libertà di stampa e del diritto a un’informazione attendibile in tutto il mondo.

In un momento in cui il giornalismo indipendente deve affrontare sempre più minacce, questo premio ribadisce l’importanza di difendere coloro che rischiano la vita per portare alla luce la verità. Dedichiamo questo riconoscimento a tutti i giornalisti che continuano a svolgere il proprio lavoro con coraggio, spesso correndo grandi rischi personali, al servizio del diritto all’informazione dei cittadini”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
17/10/2026
IT EN