In occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, che quest’anno la FAO ha voluto dedicare al tema “Innovare oggi per nutrire il domani”, FederBio rimarca l’importanza di produrre meglio, rigenerando le risorse da cui dipende la nostra alimentazione, evidenziando le gravi conseguenze dell’agricoltura industriale, soprattutto nelle aree più vulnerabili del mondo.
Secondo la revisione appena pubblicata sulla rivista Frontiers in Public Health dello studio sull’avvelenamento acuto da pesticidi condotto da ricercatori del Pesticide Action Network, ogni anno nel mondo si verificherebbero oltre 400 milioni di casi di avvelenamento acuto involontario da pesticidi tra i lavoratori agricoli, con quasi 11.000 decessi. Ma il bilancio, secondo i ricercatori, potrebbe essere ancora più pesante. Restano infatti esclusi dal conteggio gli 84 milioni di bambini impiegati nei campi, più vulnerabili degli adulti. Lo studio sottolinea quindi l'urgenza di mettere al bando a livello globale i pesticidi altamente pericolosi e di sostituirli con alternative più sicure e sostenibili.
“I danni causati dai pesticidi sono ormai noti e preoccupanti, mettono a rischio la salute di chi lavora nei campi e delle comunità. La chimica di sintesi impoverisce i suoli, per questo è fondamentale accelerare la transizione agroecologica – commenta Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – Il biologico è uno dei pilastri dell’innovazione alimentare del futuro, è più resiliente agli impatti climatici, valorizza il lavoro degli agricoltori e rigenera le risorse naturali da cui dipende la nostra alimentazione. Chi pensa al biologico come a un ritorno al passato si sbaglia di grosso. L’agricoltura biologica ridefinisce la direzione dell’innovazione. Grazie al biocontrollo, alla valorizzazione delle varietà autoctone e alla gestione avanzata della fertilità del suolo, il bio dimostra che è possibile produrre in modo efficiente tutelando le risorse naturali. I dati dell’Osservatorio Agrofarma evidenziano un cambiamento in atto: negli ultimi dieci anni l’impiego degli agrofarmaci si è ridotto del 18%, mentre i principi attivi di origine biologica sono aumentati del 133%. È il segnale che molte delle innovazioni agroecologiche messe a punto per il bio stanno trovando sempre più spazio anche nell’agricoltura convenzionale. Investire in ricerca e formazione sul biocontrollo è fondamentale per sviluppare innovazioni efficaci a sostegno degli agricoltori biologici e, più in generale, per l’intero sistema agricolo”.
A confermare la capacità del biologico di costruire sistemi agricoli in grado di mantenere rese competitive migliorando la fertilità del suolo sono alcune tra le più lunghe sperimentazioni comparative condotte a livello internazionale. Il DOK Trial, di FiBL e di Agroscope, che confronta dal 1978 sistemi biologici, biodinamici e convenzionali, attesta che i suoli coltivati senza chimica di sintesi contribuiscono a ridurre l’impatto climatico dell’agricoltura. Le emissioni di gas serra risultano inferiori del 44% nei terreni bio rispetto a quelli convenzionali. Inoltre, la maggiore attività microbiologica del suolo bio migliora la struttura del terreno e la capacità dell’humus di trattenere carbonio e acqua. Questo aumenta la resilienza alla siccità, grazie anche a una capacità di ritenzione idrica superiore del 40%.
I dati del Farming Systems Trial del Rodale Institute, che da quarantacinque anni analizza gli effetti dei diversi modelli agricoli sulla fertilità del suolo, sulle rese e sulla resilienza climatica, dimostrano che nel lungo periodo le coltivazioni biologiche possono garantire rese pari o superiori a quelle convenzionali. In condizioni di stress climatico, come i periodi di siccità, il mais biologico ha registrato rese in media superiori.
La sicurezza alimentare non dipende solo dalla quantità di cibo che riusciamo a produrre, ma anche dalla disponibilità e qualità delle risorse naturali. Il rapporto WMO sullo stato globale delle risorse idriche evidenzia un ciclo dell’acqua sempre più instabile: nel 2025 il 36% dei bacini fluviali mondiali ha registrato portate decisamente inferiori alla norma, mentre continuano a ridursi le riserve d’acqua presenti nei suoli, nelle falde, nei laghi e nei ghiacciai. In un settore che assorbe circa il 72% dei prelievi mondiali di acqua dolce, preservare la fertilità dei terreni e la loro capacità di trattenere l’acqua diventa quindi essenziale per rafforzare la resilienza dell’agricoltura e garantire il futuro alimentare.
"Viviamo in un paradosso che non possiamo più accettare: da una parte si continua a sprecare un’enorme quantità di cibo, dall’altra la fame e la malnutrizione colpiscono ancora milioni di persone - conclude Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio - Il modello intensivo ha presentato il conto all'ambiente e al clima e ha creato ingiustizie sul piano economico e sociale; non è riuscito a garantire un reddito adeguato agli agricoltori e neanche l’accesso a un cibo buono per tutti. L'innovazione vera è quella che rigenera le risorse invece di consumarle, che si prende cura della Terra e delle comunità locali. Nutrire il domani significa fare scelte coerenti oggi: l'agroecologia, di cui il biologico e biodinamico rappresentano le massime espressioni, è la risposta alle grandi sfide alimentari, ambientali, economiche e sociali del nostro tempo."
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