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Alto Adige e Valle d’Aosta ai vertici europei, seguite da Liguria e Piemonte. Toscana, Molise, Veneto e Friuli-Venezia Giulia completano il quadro italiano. Ma attenzione: il valore generato da un vigneto non coincide con il suo prezzo di mercato.

Sono due domande diverse, ma sempre più importanti per chi opera nel settore vitivinicolo: viticoltori, cantine, investitori, family office e imprenditori interessati all'acquisizione di aziende agricole.

Uno studio dell’American Association of Wine Economists (AAWE), elaborato sulla base dei dati FADN 2024 – Farm Accountancy Data Network, permette di osservare il vigneto da una prospettiva particolarmente interessante: il valore aggiunto netto aziendale generato per ettaro di superficie vitata.

Il risultato mette in evidenza una geografia del vino europeo molto diversa da quella che potrebbe emergere osservando soltanto fama delle denominazioni, numero di bottiglie prodotte o prezzo dei terreni.

Champagne irraggiungibile, ma l'Italia conquista il podio

Al primo posto troviamo la Champagne-Ardenne, con un valore aggiunto netto di circa 60.030 euro per ettaro.

Alle sue spalle, però, arrivano due territori italiani.

L'Alto Adige raggiunge 32.155 euro per ettaro, mentre la Valle d'Aosta si colloca praticamente sullo stesso livello, con 32.043 euro per ettaro. Due territori relativamente piccoli, caratterizzati da produzioni fortemente identitarie e, nel caso valdostano, anche da una viticoltura montana ed eroica.

Un dato interessante perché dimostra una cosa: per creare valore non è necessariamente indispensabile produrre grandi volumi.

La capacità di differenziare il prodotto, l'identità territoriale, il posizionamento e la disponibilità limitata possono diventare economicamente più importanti della dimensione produttiva.

La classifica delle principali aree italiane

Considerando i territori italiani riportati dallo studio AAWE, emerge questa fotografia:

Posizione tra le aree italiane

Regione/area

Valore aggiunto per ettaro

1

Alto Adige

€ 32.155/ha

2

Valle d'Aosta

€ 32.043/ha

3

Liguria

€ 21.177/ha

4

Piemonte

€ 18.253/ha

5

Toscana

€ 12.447/ha

6

Molise

€ 12.275/ha

7

Veneto

€ 11.609/ha

8

Friuli-Venezia Giulia

€ 9.373/ha

9

Trentino

€ 8.831/ha

10

Basilicata

€ 7.547/ha

11

Puglia

€ 7.058/ha

12

Lombardia

€ 6.933/ha

13

Emilia-Romagna

€ 6.650/ha

14

Lazio

€ 6.595/ha

Fonte: elaborazione sui dati AAWE/FADN 2024 riportati nel documento allegato. La tabella dello studio è riprodotta nelle pagine 1 e 3 del documento.

Liguria: poco vigneto, molto valore

Particolarmente significativo è il risultato della Liguria, che con 21.177 euro per ettaro si colloca addirittura davanti al Piemonte.

È un esempio emblematico di come la scarsità possa trasformarsi in valore.

I vigneti terrazzati, le Cinque Terre, il Ponente Ligure, le difficoltà di coltivazione e la limitata disponibilità di superfici rendono questa viticoltura difficilmente replicabile.

La Liguria si colloca infatti al quinto posto assoluto nella graduatoria riportata, immediatamente dopo la Borgogna, che raggiunge 25.312 euro per ettaro.

Piemonte: Barolo e Barbaresco spingono il valore

Il Piemonte raggiunge 18.253 euro di valore aggiunto per ettaro.

Qui troviamo alcuni dei nomi più forti del vino italiano: Barolo, Barbaresco, Barbera d'Asti, Alta Langa, Gavi e Asti.

La regione occupa l'ottava posizione nella graduatoria europea considerata dallo studio.

Anche in questo caso, tuttavia, il dato medio regionale deve essere interpretato con prudenza.

Un ettaro nelle Langhe del Barolo non ha evidentemente le stesse caratteristiche economiche, commerciali e patrimoniali di un vigneto situato in un'area piemontese meno conosciuta.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più importanti da considerare quando si parla di valore dei vigneti.

Toscana: il peso delle grandi denominazioni

La Toscana registra 12.447 euro per ettaro.

Dietro questa media convivono realtà estremamente diverse: Chianti Classico, Bolgheri, Brunello di Montalcino, Vino Nobile di Montepulciano, Vernaccia di San Gimignano, Maremma, Chianti e IGT Toscana.

È quindi difficile parlare di un unico "vigneto toscano".

Il valore economico di un ettaro dipende in maniera determinante dalla denominazione nella quale è inserito, dalla possibilità di rivendicare determinate DOC o DOCG, dalla qualità della posizione e naturalmente dalla capacità commerciale dell'azienda che trasforma quell'uva in vino.

La sorpresa Molise

Uno dei risultati forse meno prevedibili dello studio è quello del Molise.

Con 12.275 euro per ettaro, si colloca immediatamente dietro la Toscana e davanti al Veneto.

Un dato che merita attenzione perché dimostra come anche territori meno presenti nella comunicazione internazionale possano esprimere una buona capacità di creazione di valore.

La Tintilia rappresenta probabilmente l'esempio più interessante di questa ricerca di identità territoriale.

Veneto: Prosecco, Amarone e una viticoltura molto diversificata

Il Veneto, con 11.609 euro per ettaro, rappresenta un caso particolare.

All'interno dello stesso dato regionale convivono infatti territori e modelli produttivi profondamente differenti: Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, Asolo Prosecco Superiore DOCG, Prosecco DOC, Amarone della Valpolicella, Soave, Valpolicella, Bardolino e Lugana.

Questo rende particolarmente evidente il limite delle medie regionali.

Tra un vigneto destinato alla produzione di un vino con elevata capacità di valorizzazione commerciale e uno destinato prevalentemente a produzioni di volume possono esserci differenze enormi.

Friuli-Venezia Giulia: qualità e posizionamento

Il Friuli-Venezia Giulia raggiunge 9.373 euro per ettaro, con territori particolarmente vocati come Collio e Colli Orientali.

Anche qui il valore della terra non racconta tutto.

Il Friuli ha costruito negli anni un'identità particolarmente forte sui vini bianchi di qualità e su aziende di dimensioni spesso contenute, nelle quali territorio, marchio e reputazione del produttore possono incidere fortemente sulla capacità di creare valore.

Prezzo del vigneto e redditività: due valori da non confondere

Questo è probabilmente il punto più importante dell'intera analisi.

I valori indicati dallo studio non rappresentano il prezzo di compravendita di un ettaro di vigneto.

Rappresentano invece il valore aggiunto netto aziendale per ettaro, quindi una misura della ricchezza generata dall'attività viticola.

Un vigneto può avere un prezzo patrimoniale elevatissimo ma non necessariamente garantire, in proporzione, la maggiore redditività.

Allo stesso modo, un territorio meno conosciuto può avere prezzi fondiari più accessibili e produrre una redditività interessante.

Ed è proprio questa relazione tra prezzo di acquisto e capacità di generare reddito che dovrebbe diventare uno dei principali parametri di valutazione per chi oggi considera un investimento vitivinicolo.

Non esiste un prezzo unico per regione

Lo stesso studio invita a interpretare con cautela la graduatoria.

I dati aggregano infatti territori molto ampi e la differenza interna può essere enorme. Il documento cita esplicitamente casi come Toscana, Piemonte e Borgogna, dove all'interno della stessa regione convivono aree prestigiosissime e territori maggiormente orientati ai volumi.

Per questo motivo, quando si valuta l'acquisto di un vigneto o di un'intera azienda vitivinicola, il semplice valore medio per ettaro rischia di essere insufficiente.

Bisogna entrare nel dettaglio della singola proprietà.

Cosa determina realmente il valore di un vigneto?

Per un investitore, acquistare dieci ettari di vigneto non significa semplicemente acquistare dieci ettari di terreno agricolo.

Significa acquisire un insieme di fattori: denominazione, diritti e potenziale produttivo, qualità agronomica, esposizione, altitudine, disponibilità idrica, accessibilità, età e stato degli impianti, resa, prezzo delle uve, possibilità di trasformazione, forza commerciale del territorio e scarsità dell'offerta fondiaria.

Se poi l'acquisizione riguarda un'azienda vitivinicola completa, entrano in gioco ulteriori elementi: cantina, marchio, distribuzione, clienti, export, scorte, struttura ricettiva, enoturismo e capacità dell'impresa di trasformare il valore agricolo in valore commerciale.

Ed è qui che cambia completamente la prospettiva.

Dal valore dell'ettaro al valore dell'impresa

Il vero patrimonio della viticoltura italiana non è costituito soltanto dalla superficie agricola.

È la combinazione tra terra, denominazione, prodotto, marchio, territorio e mercato.

Un ettaro può produrre uva.

Lo stesso ettaro, inserito in un'azienda capace di trasformare quell'uva in una bottiglia riconoscibile, venderla direttamente, esportarla e collegarla a un'esperienza enoturistica, può creare un valore economico molto superiore.

La graduatoria AAWE offre quindi uno spunto importante: la competizione futura del vino italiano non dovrebbe essere giocata esclusivamente sulla quantità prodotta, ma soprattutto sulla ricchezza generata da ogni ettaro coltivato.

Per un Paese come l'Italia, caratterizzato da territori unici, denominazioni storiche, aziende familiari e una disponibilità di terra necessariamente limitata, potrebbe essere proprio questa una delle chiavi strategiche della viticoltura dei prossimi anni.

 

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11/08/2026
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