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L'analisi di Unioncamere, BMTI e Tenute Agricole 24 evidenzia un ridimensionamento diffuso delle quotazioni.

Dopo alcuni anni caratterizzati da forti tensioni sui prezzi, il mercato vitivinicolo italiano entra in una nuova fase di normalizzazione. La vendemmia 2025 ha infatti segnato un generale ridimensionamento delle quotazioni delle uve da vino, un fenomeno che sta iniziando a riflettersi anche sulle valutazioni economiche dei vigneti e delle aziende vitivinicole.

È quanto emerge dal rapporto "I prezzi delle uve da vino rilevati dalle Camere di Commercio – Vendemmia 2025", elaborato da Unioncamere, BMTI e analizzato da Tenute Agricole 24, che fotografa un mercato sempre più selettivo, dove soltanto alcune denominazioni riescono ancora a mantenere un trend positivo.

Produzione stabile, ma la domanda non sostiene i prezzi

Nel 2025 la produzione nazionale di vino si è attestata intorno ai 44 milioni di ettolitri, con un lieve incremento dell'1% rispetto all'anno precedente, dopo il deciso rimbalzo registrato nel 2024 (+15%).

Anche la produzione di uve si mantiene sostanzialmente stabile, sfiorando i 66 milioni di quintali, in lieve flessione (-0,4%) rispetto al 2024.

Il problema, tuttavia, non è rappresentato dall'offerta ma dalla domanda. Il rallentamento dei consumi, unito alle difficoltà di alcuni mercati internazionali e alla prudenza degli operatori, ha determinato un abbassamento generalizzato dei prezzi praticamente in tutta Italia.

Piemonte: il Nebbiolo perde terreno

Il Piemonte è tra le regioni che registrano le correzioni più significative.

Nel Cuneese il Nebbiolo destinato al Barbaresco perde il 27%, mentre quello per il Barolo registra una diminuzione del 17,4% rispetto alla campagna precedente.

Se si confrontano i valori con la media dell'ultimo quinquennio, alcune quotazioni risultano inferiori fino al 32%, come nel caso del Langhe Nebbiolo.

Più contenute le variazioni nella provincia di Asti, dove la Barbera d'Asti cala del 5,6%, mentre il Moscato mantiene una sostanziale stabilità (-2,1%).

Lombardia: Franciacorta in flessione, cresce il Lugana

Anche in Lombardia prevale il segno negativo.

Le uve destinate alla Franciacorta DOCG registrano un ribasso del 10,2%, interrompendo la crescita osservata nel 2024.

In controtendenza si distingue il Lugana DOC nella provincia di Brescia, che cresce del 4,7% grazie a una domanda ancora sostenuta.

Più difficile la situazione nell'Oltrepò Pavese e nel Mantovano, dove le quotazioni della Barbera, della Bonarda e del Lambrusco Mantovano DOC subiscono diminuzioni comprese tra il 26% e il 40%.

Veneto: mercato diviso tra stabilità e ribassi

Il Veneto continua a presentare scenari molto diversi a seconda delle denominazioni.

Nel Veronese le uve destinate ad Amarone e Recioto registrano nuovi ribassi, rispettivamente del 14% nella zona Classica e dell'11% nella zona DOC.

Il Soave rimane sostanzialmente stabile, mentre il Lugana perde un contenuto 2,1%.

Segnali positivi arrivano invece dalla provincia di Padova, dove il Cabernet IGT cresce dell'11,8%, mentre il Merlot IGT arretra del 6,7%.

Tra le denominazioni simbolo del Veneto, la Glera destinata al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG conferma la propria solidità, mantenendo una quotazione stabile di 150 euro al quintale.

Friuli Venezia Giulia: Sauvignon e Malvasia in crescita

Il Friuli Venezia Giulia mostra un quadro complessivamente equilibrato.

Il Sauvignon registra un incremento del 3,8%, mentre la Malvasia cresce del 4%.

Il Pinot Grigio mantiene il valore di 130 euro al quintale, mentre la Ribolla Gialla evidenzia una lieve correzione del 4%.

Toscana: il Brunello registra la flessione più importante

La Toscana è probabilmente la regione che evidenzia la maggiore contrazione dei prezzi.

Le uve destinate al Brunello di Montalcino DOCG perdono il 42,9%, passando da 437,5 euro a 250 euro al quintale.

Anche il Vino Nobile di Montepulciano registra un calo del 15%.

Il Chianti Classico diminuisce del 5% nella provincia di Siena e del 5,6% in quella di Firenze, mentre il Chianti DOCG supera il 23% di ribasso.

La principale eccezione è rappresentata dal Bolgheri Rosso, che mette a segno una crescita del 21%, dimostrando ancora una forte capacità di attrazione sui mercati.

Umbria e Abruzzo ancora sotto pressione

Il Sagrantino di Montefalco DOCG continua la fase correttiva iniziata nel 2024, con una nuova diminuzione del 14%, dopo il -22% dell'anno precedente.

Anche il Montefalco Rosso perde un ulteriore 11%.

In Abruzzo il Pecorino DOP registra un ribasso del 19,9%, attestandosi a 63,75 euro al quintale, mentre il Montepulciano d'Abruzzo limita la flessione al 5,4%, mantenendosi comunque sopra la media degli ultimi cinque anni.

La Puglia guida la crescita grazie al Primitivo

In un contesto nazionale prevalentemente negativo, la Puglia rappresenta la vera eccezione.

Il Primitivo cresce del 39,3%, risultando la denominazione con la migliore performance dell'intero panorama nazionale.

Anche le uve bianche DOC (+13,7%) e le uve nere IGT (+14%) mostrano un andamento positivo, confermando il buon momento del comparto vitivinicolo pugliese.

Cosa significa per il mercato dei vigneti?

La progressiva riduzione delle quotazioni delle uve non rappresenta soltanto un dato commerciale, ma costituisce anche un indicatore importante per il mercato fondiario vitivinicolo.

Storicamente il valore dei vigneti segue, con un certo ritardo, la redditività delle produzioni. Per questo motivo, laddove i prezzi delle uve dovessero mantenersi su livelli inferiori rispetto agli ultimi anni, è plausibile attendersi una fase di maggiore stabilizzazione — e in alcuni territori anche di correzione — delle valutazioni economiche dei vigneti e delle aziende vitivinicole.

Naturalmente esistono importanti differenze tra territorio e territorio. Le denominazioni con un forte posizionamento internazionale, una produzione limitata e un'elevata domanda continueranno probabilmente a mantenere valori elevati, mentre le aree meno dinamiche potrebbero registrare un aggiustamento più marcato.

Lo scenario per il 2026

L'analisi di Unioncamere, BMTI e Tenute Agricole 24, aggiornata al 28 febbraio 2026, conferma come il mercato italiano del vino stia vivendo una fase di profonda selezione.

Dopo l'eccezionale crescita dei prezzi registrata nel biennio 2021-2022, il settore affronta oggi un contesto più equilibrato, nel quale competitività, qualità, identità territoriale e capacità commerciale torneranno a rappresentare gli elementi decisivi per creare valore.

Per investitori, proprietari di vigneti e operatori del comparto sarà quindi fondamentale osservare con attenzione l'evoluzione dei mercati nei prossimi mesi, perché proprio da questa fase potrebbero nascere nuove opportunità di investimento e di consolidamento aziendale.

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Eros Zago
21/07/2026
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