L’edizione 2026 si presenta con numeri importanti: oltre 4.000 aziende espositrici, 18 padiglioni e centinaia di appuntamenti tra degustazioni, masterclass, incontri formativi e convegni, confermando Verona come il centro globale del business del vino per quattro giorni.
Un Vinitaly sempre più internazionale
Il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, ha sottolineato come l’organizzazione abbia affrontato anche difficoltà logistiche legate allo scenario internazionale, come la cancellazione di alcuni voli dal Medio Oriente, che ha richiesto una riprogrammazione delle attività.
Nonostante ciò, la manifestazione si presenta con una forte dimensione internazionale. Grazie al lavoro con ICE – Italian Trade Agency, sono attesi buyer e operatori professionali da tutto il mondo:
Tra i mercati osservati con maggiore interesse emergono India e Australia, dove recenti accordi commerciali e riduzioni della tassazione potrebbero aprire nuove opportunità per le aziende italiane. Cresce inoltre l’interesse di operatori provenienti dal continente africano.
Export e diplomazia economica
Durante la cerimonia inaugurale sono intervenuti diversi rappresentanti istituzionali. Tra questi Antonio Tajani, che ha ribadito il ruolo strategico dell’export per l’economia italiana.
Secondo Tajani, l’export rappresenta circa il 40% del PIL nazionale e il vino è uno dei simboli più forti della presenza italiana nel mondo. Nonostante le tensioni commerciali internazionali e il tema dei dazi, il vino italiano continua a crescere sui mercati esteri grazie alla qualità e al posizionamento del prodotto.
Un messaggio condiviso anche dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, che ha ricordato come il commercio internazionale e il dialogo economico possano essere strumenti di stabilità e cooperazione tra Paesi.
Il tema centrale: enoturismo e cultura del vino
Tra i focus dell’edizione 2026 emerge con forza il legame tra vino, territorio e turismo, con l’enoturismo indicato come uno dei principali motori di sviluppo del settore nei prossimi anni.
Accanto alle attività business, Vinitaly rafforza quindi il racconto del vino come espressione della cultura gastronomica italiana, sempre più connessa alla cucina, al paesaggio e all’esperienza turistica.
Il convegno inaugurale, intitolato “Le geografie del vino, antiche vie e nuove rotte”, ha affrontato proprio questo tema, con la partecipazione dei principali rappresentanti del settore, tra cui Lamberto Frescobaldi e Giacomo Ponti.
Premi e riconoscimenti del settore
Durante l’inaugurazione sono stati consegnati anche i Premi Vinitaly 2026, che celebrano figure e realtà che hanno contribuito allo sviluppo del vino italiano:
Il Veneto protagonista del vino italiano
Grande spazio anche al territorio ospitante. Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani ha evidenziato come il comparto vitivinicolo regionale rimanga uno dei pilastri dell’economia agricola.
I dati confermano la forza del sistema veneto:
La superficie vitata regionale supera 104 mila ettari, con una forte prevalenza di vitigni a bacca bianca, tra cui spicca la varietà Glera, base del Prosecco.
Il Veneto si presenta a Vinitaly con 400 aziende nello stand regionale, uno spazio di 230 metri quadrati dedicato alla promozione dei territori, delle denominazioni e dell’offerta enoturistica della regione.
Una fiera che guarda al futuro del vino
In un contesto internazionale complesso, tra cambiamenti nei consumi, sfide climatiche e nuove dinamiche commerciali, Vinitaly 2026 si conferma un luogo strategico di confronto e sviluppo per il settore.
Per quattro giorni Verona diventa il punto d’incontro tra produttori, buyer, istituzioni e professionisti del vino, con l’obiettivo di rafforzare il posizionamento del vino italiano sui mercati globali e costruire le rotte del vino del futuro.
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