Un progetto nato dalla terra
La storia de La Ghiandaia comincia nel 2019, quando L’Antica Quercia acquisisce due ettari di terreno confinanti con i propri vigneti. L’esigenza iniziale era puramente agronomica: ampliare lo spazio per il compost aziendale. Ma all’interno di quella proprietà si trovava anche una grande casa colonica dei primi del Novecento, abitata fino a poco tempo prima. Con il passare dei mesi, quel luogo ha cominciato a suggerire una possibilità diversa: raccontare e condividere ciò che ogni giorno accade tra i filari.
Cinque anni di progettazione e lavori hanno riportato la struttura a nuova vita senza tradire le sue origini: un intervento di restauro e contemporaneità che restituisce al paesaggio collinare di Scomigo uno spazio capace di accogliere senza snaturare.
Il completamento naturale di L’Antica Quercia
L’Antica Quercia non è mai stata soltanto una cantina. Fondata negli anni Sessanta e acquisita nel 2001 dalla famiglia Francavilla, l’azienda conduce 30 ettari a corpo unico - di cui 20 vitati - con certificazione biologica dal 2007 e in conversione biodinamica dal 2018. La visione è quella di un organismo agricolo complesso: la vigna dialoga con bosco, oliveto, frutteti e orti, in un mosaico di biodiversità che anticipa, in campagna, la complessità dei vini prodotti.
L’ospitalità si inserisce come un’estensione naturale dell’attività agricola. Soggiornare alla Ghiandaia significa abitare, per qualche notte, un’azienda agricola viva, dove le scelte produttive, architettoniche ed energetiche rispondono agli stessi principi di essenzialità, rispetto e radicamento che guidano ogni annata.
Architettura del terroir: spazi e materiali
La farmhouse ospita otto camere panoramiche affacciate sulle colline di Scomigo: due Suite Superior - una con vasca idromassaggio, l’altra con sauna privata - tre Suite con salottino e tre Deluxe Room. All’esterno due vasche idromassaggio in giardino; all’interno una piccola area benessere con sauna, bagno turco e doccia emozionale.
La progettazione architettonica, curata dall’architetto Simone Agresta con il contributo di Daniele Fecchio per gli esterni, ha fatto del terroir una materia da costruzione. Gli intonaci delle aree comuni incorporano le terre crude provenienti dallo scavo della proprietà; la pietra locale e i materiali naturali definiscono ambienti sobri e radicati. Quasi tutto parla di riuso: porte, arredi e complementi in rovere antico recuperati da vecchi casali, tessuti di scarto trasformati dall’artista Fosca, filati naturali e biologici, imbottiture riciclate e compostabili.
Sul fronte energetico, la struttura è alimentata esclusivamente da fonti rinnovabili e dotata di impianto geotermico per riscaldamento e raffrescamento, eliminando l’uso di combustibili fossili. La colazione è biologica, con materie prime locali e preparazioni fatte in casa.
Un organismo in evoluzione
La Ghiandaia è un progetto aperto. Nei prossimi mesi il paesaggio circostante si arricchirà di orti, frutteti, nuovi sentieri di collegamento diretto con la cantina e spazi dedicati agli animali, rafforzando l’idea di azienda agricola come organismo vivente. Tra le prospettive future anche la realizzazione di un bio-lago balneabile nel fondo valle, dove gli ospiti potranno sostare all’ombra di grandi alberi. Il parco preserva il patrimonio arboreo originario, integrato con nuove piante autoctone come gelsi e carpini.
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