1) Scenario globale: produzione instabile, consumi stagnanti, mercato selettivo
Dopo una fase segnata da shock climatici e da una domanda non più espansiva, il settore entra in una “normalità” nuova:
Conseguenza diretta: la quota di mercato non si conquista con l’inerzia di settore, ma con precisione commerciale e proposta “chiara” al consumatore.
2) Italia: base produttiva solida, ma fragilità di mercato e margini da difendere
L’Italia resta forte nei fondamentali, ma la crescita non è automatica.
Messaggio chiave: nel 2026 la priorità è difendere margini e posizionamento, non inseguire volumi a qualunque prezzo.
3) Bollicine: il motore che continua a spingere, ma con una polarizzazione netta
Nel mare calmo della stagnazione globale, le bollicine restano il segmento più dinamico, ma cambiano le regole del gioco.
La direzione più promettente è la seconda: specificità e riconoscibilità, cioè valore sostenibile.
In parallelo:
4) Bianchi contemporanei e rosé tecnico: l’Italia ha un vantaggio competitivo naturale
Fuori dal mondo spumante, emergono due aree dove l’Italia “parla la lingua” del consumatore 2026:
Bianchi “contemporanei”
Vini chiari, salini, agili, con gradazioni moderate e trame fini: perfetti per una cultura del bere più equilibrata e gastronomica.
Esempi citati: Verdicchio, Pinot Bianco, Fiano, Falanghina, blend altoatesini e friulani.
Rosé di nuova generazione
Non più “stagionale”, ma gastronomico e longevo, con profilo tecnico sempre più preciso.
Esempi: Chiaretto, Cerasuolo d’Abruzzo, rosati siciliani.
In sintesi: vince chi produce vini usabili, moderni, coerenti e facilmente raccontabili (anche in contesti internazionali).
5) Lato agricolo: prezzi uve in calo, scorte alte, rischio divari tra denominazioni
Qui il quadro si fa più duro e più strategico.
La lezione è brutale ma vera: il volume senza narrazione non genera valore.
Scorte: il tema che pesa su tutto
Dati “Cantina Italia / ICQRF” aggiornati al 31/12/2025:
Il quadro descrive un sistema che deve smaltire e riallineare produzione/domanda. Il Prosecco appare meno preoccupante per capacità di vendita; più critica la situazione per diverse denominazioni “ferme”, dove lo smaltimento non è immediato.
6) Comunicazione e “cultura del consumo”: la controffensiva come leva di mercato
In questo contesto, prende forma un tema industriale oltre che culturale: come si parla di vino nell’era salute/sober?
Sandro Veronesi (Oniverse/Signorvino/Oniwines) propone una linea chiara:
È un punto centrale: nel 2026 non basta fare bene il prodotto; serve anche legittimare il suo ruolo (cibo, convivialità, stile mediterraneo) in modo credibile e responsabile.
7) No/Low alcohol: da curiosità a laboratorio (e occasione)
Il no/low-alcohol non è più un “angolo di moda”: è un laboratorio dove si sperimenta per intercettare nuovi comportamenti.
Per molte cantine può diventare una linea parallela (non sostitutiva) per presidiare occasioni di consumo oggi “perse”.
8) Politiche e finanza: OCM Vino Investimenti 2026–2027 (AGEA)
Sul piano operativo, arriva un riferimento concreto per chi vuole investire su competitività e struttura.
Questo è un segnale importante: nel 2026 gli investimenti “difendibili” sono quelli che migliorano efficienza, sostenibilità e capacità commerciale, non quelli che aumentano solo i volumi.
9) Estero: USA, fine wines e Champagne mostrano stress (e indicano un cambio d’epoca)
Stati Uniti (2025)
Fine wines come investimento
L’indice Liv-ex Fine Wine 100 (riferito come “Dow Jones” dei fine wines) perde circa -11% in due anni; cali diffusi anche per regioni top. È il segnale di un ridimensionamento del vino come “status asset”, con ritorno a logiche più razionali.
Champagne
Dopo il record 2022 (326 mln bottiglie), nel 2025 scende a 266 mln (-2% sul 2024): in tre anni -60 mln bottiglie.
Il tema dazi/USA resta un’incognita, con minacce di tariffe molto pesanti.
17/01/2026
16/01/2026
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02/01/2026