Un portale del network Wine Idea. Scopri il mondo Wine idea

Nuovi modelli di valorizzazione degli stock vitivinicoli tra depletion, ingredientistica e green chemistry.

FORBUS – Governance strategica per le cantine italiane
Rete di consulenza strategica creata da QUIDQUID Srls – Strategic Business Advisor

Nel vino esiste un momento in cui lo stock smette di essere patrimonio e diventa pressione.
Dieci milioni di ettolitri fermi in cantina non sono una riserva: sono costo finanziario, rischio sanitario, svalutazione patrimoniale.

Ma possono essere anche qualcos’altro.

Se gestiti con una logica industriale, quei volumi diventano una piattaforma di prodotti, ingredienti e filiere capace di generare valore fuori dal perimetro tradizionale del vino.

Perché oggi il mercato non premia più “il vino in sé”.
Premia funzioni precise: bevibilità, servizio, basso grado, sostenibilità, ingredientistica, stabilità industriale.
Il vino non è più solo una bottiglia con etichetta poetica. È una materia prima agricola ad alto contenuto chimico e funzionale.

Da questa consapevolezza nasce una nuova strategia: governare il vino come biomassa nobile.

Dal vino al portafoglio prodotti

Una parte dello stock può essere ancora valorizzata restando nell’orbita beverage, ma con logiche industriali.

Le soluzioni più rapide riguardano i vini private label per la grande distribuzione europea, i bag-in-box e i formati leggeri, che consentono rotazione rapida e liquidità immediata.

Le basi per spumanti e frizzanti trasformano vini tecnici a basso grado in cuvée per bollicine, uno dei pochi segmenti ancora dinamici sui mercati internazionali.

I vini dealcolati e low-alcohol rappresentano oggi la vera “seconda vita” del vino europeo. La domanda cresce in Nord Europa, Canada, Stati Uniti e Asia, mentre l’offerta di materia prima tecnica resta insufficiente.

Infine, il canale RTD e mixology apre al mondo beverage industriale: spritz pronti, cocktail wine-based, sangria premium. In questo segmento non contano denominazioni e storytelling, ma stabilità, grado alcolico, colore e continuità di fornitura.

Queste soluzioni permettono di ridurre rapidamente lo stock.
Ma il vero salto strategico avviene quando si esce definitivamente dal settore vino e spirit.

Il vino come “brodo chimico nobile”

Chimicamente, il vino è una miscela straordinaria: acqua strutturata, alcol, acidi organici, polifenoli, zuccheri residui, aromi, sali minerali.

Se smettiamo di chiamarlo vino e iniziamo a chiamarlo feedstock biologico, si apre un ecosistema industriale enorme: ingredientistica, cosmetica, nutraceutica, farmaceutica, food processing, chimica verde.

Le principali filiere oggi attive sono almeno sette.

Acido tartarico e sali tartarici

Il vino è la principale fonte naturale mondiale di acido tartarico.
Additivi alimentari, farmaceutica, chimica fine e stabilizzanti green rappresentano una domanda strutturale con prezzi stabili e contratti pluriennali.

Polifenoli e antiossidanti

Dai vini rossi si estraggono resveratrolo, flavonoidi e catechine per cosmetica anti-age, integratori e beverage funzionali.
Qui il valore non è al litro ma al chilogrammo: uno dei pochi casi in cui un vino invenduto diventa ingrediente premium.

Bioetanolo e chimica verde

Carburanti rinnovabili, solventi, detergenza, disinfettanti medicali.
Margine unitario contenuto, ma capacità di assorbire volumi enormi e garantire flussi costanti.

Aceto industriale e acidi organici

Food processing, conserve, IV gamma e salse.
Tecnologia semplice, mercato stabile, assorbimento massivo.

Aromi naturali e acque aromatiche

Soft drink premium, tè freddi, kombucha, profumeria naturale.
L’industria sta abbandonando gli aromi sintetici a favore di fonti naturali certificate.

Fertilizzanti e biostimolanti

Economia circolare reale: concimi liquidi, substrati fermentati, correttori di suolo per agricoltura intensiva e biologica.

Biomateriali e bioplastiche

Resine naturali, solventi green, additivi per carta e tessuti.
Qui entrano grandi gruppi chimici europei con accordi pluriennali.

Il modello industriale: “svuota magazzino + crea business unit”

La vera svolta non è scegliere un prodotto. È progettare un’architettura industriale.

Il modello più efficace oggi è quello a due motori.

Motore 1 – Depletion (0–24 mesi)

Obiettivo: drenare volumi, generare cassa, abbattere rischio.

Bioetanolo e alcol tecnico, aceto industriale, fertilizzanti e biogas permettono di alleggerire rapidamente il magazzino, ridurre il rischio sanitario e ristabilire flussi finanziari.

Qui si cerca velocità, non margine.

Motore 2 – Valorization (12–60 mesi)

Obiettivo: creare una nuova divisione industriale ad alto valore.

Le tre business unit strategiche sono:

  • ingredienti antiossidanti e polifenoli,
  • acido tartarico e sali tartarici,
  • aromi naturali e flavour.

Il modello vincente è la joint venture selettiva: il produttore conferisce volumi e garantisce continuità, il partner industriale investe in impianti, certificazioni e clienti.

Il risultato è una trasformazione radicale del profilo economico: non più vendita di vino a pochi centesimi al litro, ma creazione di partecipazioni industriali.

Da cantina a raffineria agricola

Questa non è una crisi di vendita. È una crisi di modello.

Con dieci milioni di ettolitri non serve cercare prodotti alternativi marginali.
Serve costruire una piattaforma di valorizzazione industriale del vino, come già avviene per zucchero, mais e canna da zucchero.

In prospettiva, una divisione “Bio-Ingredients & Green Chemistry” può arrivare a valere, in pochi anni, più della cantina stessa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
25/01/2026
IT EN