Tra i vigneti della Tenuta Rosaneti di Librandi, cresce anche un piccolo vigneto sperimentale che guarda indietro di quasi due secoli: un impianto di Mantonico bianco su viti franche di piede, ovvero non innestate su portinnesto americano, come si faceva prima della devastazione fillosserica. Il terreno scelto è volutamente sabbioso, oltre il 60% di sabbia, una condizione sfavorevole alla fillossera che rende possibile questo esperimento di viticoltura pre-industriale. Le viti a piede franco sviluppano radici più profonde, accedono a riserve idriche inaccessibili alle piante innestate, gestiscono in autonomia l'equilibrio tra parte vegetativa e produttiva. Le uve che producono esprimono una complessità e una tipicità territoriale difficilmente replicabili. É una scelta di visione precisa: dimostrare che tornare alla tradizione può essere la forma più avanzata di innovazione.
È in questo contesto, vigneti curati nella fisiologia, paesaggio mantenuto ricco di siepi, bordure, fasce di vegetazione spontanea e aree di transizione, che un team di ricercatori del Centro Nazionale di Ricerca Agritech (PNRR) e del CREA ha condotto un monitoraggio sistematico dei lepidotteri notturni della Tenuta Rosaneti. I lepidotteri notturni sono indicatori di qualità ambientale tra i più affidabili: selettivi, sensibili, capaci di colonizzare solo ambienti in cui le condizioni ecologiche sono genuine.
I risultati hanno sorpreso la comunità scientifica. Nel corso del monitoraggio, coordinato da Stefano Scalercio con il contributo di Marco Infusino e Giada Zucco, è stata rilevata per la prima volta in Italia continentale Anthracia ephialtes (Hübner, [1822]) e per la prima volta in Italia meridionale Eublemma cochylioides (Guenée, 1852). Entrambe le specie risultano oggi note, sull'intero territorio regionale calabrese, esclusivamente per il sito di Librandi.
Da anni Librandi ha adottato tecniche di potatura che ribaltano la logica produttivistica tradizionale. L'obiettivo non è massimizzare la resa, ma preservare la fisiologia della pianta nel tempo: tagli mirati e contenuti, mai su legno di tre anni, con cura del cosiddetto "legno di rispetto", uno o due centimetri sopra le gemme, sufficiente a evitare che il cono di disseccamento danneggi il cordone. Una pratica che richiede più ore di manodopera specializzata, ma che si traduce in piante longeve, con flusso linfatico integro e una resistenza naturalmente maggiore agli stress idrici e termici sempre più frequenti.
«Una vite sana vive più a lungo, produce uve migliori e sopporta meglio la siccità e le temperature estreme che il cambiamento climatico ci impone di affrontare ogni anno», spiega Davide De Santis, agronomo di Librandi. «La potatura corretta non è un dettaglio tecnico: è il fondamento di tutta la nostra strategia di resilienza.»
«Il ritrovamento di queste due specie non è una sorpresa per chi conosce come lavoriamo», commenta De Santis. «Questi lepidotteri sono estremamente selettivi nella scelta dell'habitat. La loro presenza è un indicatore oggettivo: ci dice che il sistema ecologico della tenuta funziona. Le farfalle non mentono.»
I risultati sono stati presentati in tre sedi scientifiche internazionali nel 2025: il XXVIII Congresso Nazionale Italiano di Entomologia (Siena), il 24th European Congress of Lepidopterology (Repubblica Ceca) e l'Incontro annuale dell'Associazione Lepidotterologica Italiana (Pigna). In ogni occasione hanno suscitato interesse sia per il valore faunistico dei ritrovamenti sia per le implicazioni gestionali del modello agricolo che li ha resi possibili.
«Per noi la terra non è mai stata solo uno strumento di produzione. È il luogo da cui veniamo, che abbiamo ereditato e che abbiamo il dovere di restituire integro – o meglio ancora, più ricco – a chi verrà dopo di noi», dichiara la famiglia Librandi. «Sapere che i nostri vigneti ospitano specie di farfalle mai registrate prima in Calabria ci conferma che la strada intrapresa è quella giusta: è la risposta della natura a decenni di scelte che hanno messo la vita del suolo, delle siepi, delle aree selvatiche sullo stesso piano della qualità del vino. La biodiversità è da sempre centrale nel nostro modo di fare agricoltura.»
Il caso Librandi si inserisce nel dibattito più ampio sul ruolo dei paesaggi agricoli mediterranei nella conservazione della biodiversità, offrendo una dimostrazione concreta che vitivinicoltura di qualità e conservazione della natura sono obiettivi reciprocamente dipendenti.
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